Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia, Marialuisa Bencivenga, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Leonardo Russo, foggiano di 19 anni, ed Erjon Rameta, 37enne albanese residente in città, accusati di aver portato in luogo pubblico una pistola clandestina Beretta calibro 9 con matricola abrasa e cinque proiettili nel caricatore. I due erano stati fermati in flagranza di reato il 14 luglio 2025 e inizialmente posti ai domiciliari.
L’inseguimento e l’arresto
Secondo quanto emerge dal provvedimento visionato da l’Immediato, alle ore 7 del mattino del 14 luglio, una volante della Questura di Foggia ha intercettato due persone a bordo di uno scooter Yamaha T-Max nero, con caschi integrali e visiera oscurata, che procedevano a velocità sostenuta in via Guido Dorso. Gli agenti hanno deciso di fermarli per un controllo, ma i due hanno proseguito fino a via La Piccirella, dove hanno abbandonato il mezzo e si sono rifugiati all’interno di un condominio.
Durante la fuga verso i piani alti, uno dei due ha gettato una pistola sulle scale, mentre l’altro ha lanciato dalla finestra le chiavi del motociclo. All’interno del condominio era presente solo un uomo ritenuto dagli inquirenti vicino alla “Società Foggiana”, Mimmo Falco, paraplegico dopo un attentato subito nel 2015, ma estraneo ai fatti riguardanti Rameta e Russo. I due fuggitivi sono stati bloccati poco dopo, ancora con i caschi in testa. Addosso a Rameta è stato trovato uno scaldacollo grigio, mentre guanti e caschi sono stati rinvenuti in un vano tecnico vicino al portone. L’arma – una Beretta calibro 9 corto, perfettamente funzionante – è stata sequestrata.
Pistola lubrificata e appena revisionata
La pistola presentava lubrificanti da manutenzione recente e risultava pronta all’uso. Lo scooter, invece, era intestato a una terza persona che ne aveva denunciato la perdita di possesso.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, sia Russo che Rameta si sono avvalsi della facoltà di non rispondere; Rameta si è limitato a negare ogni addebito.
Le motivazioni del giudice
Per il gip Bencivenga, esistono gravi indizi di colpevolezza, supportati dalla dinamica dei fatti e dalle prove raccolte: “È altamente improbabile che un soggetto avveduto lasci un’arma sulle scale a lungo, se non per disfarsene nell’immediatezza in caso di imminente controllo”. Secondo il giudice, sussistono sia il pericolo di inquinamento probatorio – in quanto l’arma potrebbe essere stata detenuta per conto di terzi – sia il rischio di reiterazione del reato, con “la commissione di gravi delitti con uso di armi”.
La personalità degli indagati è ritenuta “gravemente compromessa”: Russo, pur giovanissimo, risulta gravato da precedenti specifici, e secondo la gip entrambi sarebbero inseriti in un tessuto altamente criminale.
I precedenti
Russo, all’epoca minorenne, era stato fermato dalla squadra mobile il 17 febbraio 2022 nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia: per lui l’accusa era di aver piazzato una bomba davanti al pub “Poseidon”, nel centro storico di Foggia, nel gennaio dello stesso anno.
Rameta, invece, aveva da poco finito di scontare una condanna a sei anni per aver posizionato ordigni esplosivi nel novembre 2019 davanti allo stesso “Poseidon” e nel gennaio 2020 davanti a un centro diurno per anziani, “Il Sorriso di Stefano” del gruppo Telesforo-Vigilante. Lo Stato dispose la scorta per il giovane manager, Luca Vigilante dopo gli attentati dinamitardi e le pressioni mafiose emerse già nell’operazione “Decima Azione” del 2018 da parte di altri esponenti della mafia foggiana.









