Tre serate di politica, dialogo e partecipazione nel cuore di Manfredonia. La Festa de l’Unità 2025, organizzata dal Partito Democratico, si terrà da venerdì 18 a domenica 20 luglio in Piazzale Ferri, luogo simbolico per la comunità politica e sociale della città. Un’iniziativa che, come spiegano gli organizzatori, non vuole essere solo un evento, ma “un gesto politico, uno spazio collettivo dove le idee non si urlano, ma si costruiscono”.
Il programma: tra buon governo, città e Europa
Il programma ufficiale, appena diffuso, prevede ogni sera un confronto tematico, seguito da spettacoli musicali aperti al pubblico. L’inaugurazione è fissata per venerdì 18 luglio alle ore 19. A seguire, alle 20, si parlerà di buon governo regionale con la partecipazione di Raffaele Piemontese (vicepresidente Regione Puglia), Paolo Campo (capogruppo PD in Regione) e Pierpaolo D’Arienzo (segretario PD Capitanata), moderati da Natale Labia. Chiuderà la serata il concerto della band Battito Italiano.
Sabato 19 luglio, il focus si sposterà su Manfredonia con il tema “Ora! Il presente della città”. A dialogare saranno Domenico La Marca, sindaco della città, e Matteo Panza, segretario PD Manfredonia. Alle 22, musica con i Gadjet.
Domenica 20 luglio, gran finale con un dibattito di respiro europeo: “L’Europa delle Regioni: Connessioni e Cortocircuiti”, a cui prenderanno parte Domenico De Santis (segretario PD Puglia), Lia Azzarone (presidente PD Puglia), Stefano Bonaccini e Antonio Decaro, entrambi europarlamentari del PD. A moderare sarà Gianni Di Bari. In chiusura, il concerto degli Unza Unza Band.
Un rito politico tra parole e comunità
Nel messaggio che accompagna il lancio del programma, il PD locale sottolinea il valore profondo della Festa: “Non una celebrazione, ma un’occasione per riconoscersi. Abbiamo parlato di connessione, ascolto, prossimità, pluralità e partecipazione. Ora quelle parole prendono corpo”.
Tra parole chiave come prossimità, ascolto e legami, l’appuntamento punta a rafforzare il rapporto tra cittadini e politica. “Tre sere per abitare uno spazio collettivo – spiegano ancora – dove ogni comunità ha bisogno di riti, e ogni rito ha bisogno di senso”.












