Un grido di aiuto arriva da una cittadina foggiana, stanca e preoccupata per una situazione che si ripete, puntualmente, ogni estate. Si tratta dell’odore acre e pungente di resti agricoli bruciati – la cosiddetta “puzza di stoppie” – che da decenni avvolge Foggia nelle ore notturne, con una ricorrenza e una violenza che, negli ultimi anni, sembrano essere peggiorate.
“Da decenni, a Foggia, tutte le estati vige la tradizione della cosiddetta ‘puzza di restoccia bruciata’… ammesso che oggi a bruciare sia solo la paglia, ma lo dubito” scrive la donna in una lettera indirizzata alla nostra redazione. “Negli anni ’80 e ’90 il fenomeno era più sporadico, si riusciva in qualche modo a contenerlo. Ora invece l’aria diventa tossica ogni sera dopo mezzanotte e fino al mattino”.
L’aria irrespirabile e il sospetto di roghi dolosi
Secondo quanto segnalato, il fenomeno si intensifica dopo il calar del sole, quando il cielo si riempie di fumo e le finestre devono restare chiuse nonostante il caldo torrido. “L’aria è afosa, calma, surriscaldata. Diventa tossica. Stanotte e stamattina era semplicemente irrespirabile, da stare male”.
La donna solleva anche un dubbio inquietante: “La prassi di appiccare incendi dolosi nei campi è un reato. Non solo è un crimine ambientale, ma un attentato alla salute pubblica. Chi ci garantisce che nei campi non vengano bruciate anche altre sostanze?”.
L’appello alle istituzioni e alla comunità
Nel suo messaggio non c’è solo denuncia, ma anche un invito all’azione, rivolto sia alle autorità che agli altri cittadini: “Cosa possiamo fare noi cittadini per far rispettare un nostro diritto, quello alla tutela della salute e del territorio? Chiedo che questa segnalazione venga raccolta da chi ha strumenti per intervenire, ma anche da altri cittadini che vogliano unirsi a questa battaglia”.
La questione della combustione dei residui agricoli è annosa, ma regolata da normative chiare: appiccare fuochi in modo indiscriminato, senza autorizzazioni e in periodi vietati, è un reato ambientale. Tuttavia, la percezione comune è che i controlli siano pochi, le sanzioni scarse, e che le segnalazioni cadano spesso nel vuoto.
In un contesto in cui le temperature si fanno estreme, la qualità dell’aria diventa questione centrale per la salute pubblica. E la voce di chi non ne può più – come quella della lettrice – merita ascolto, attenzione e, soprattutto, risposte concrete.










