Giornata di emozioni al Tribunale di Foggia, dove Sebastiano Luigi Gentile, presidente del Palazzo di Giustizia, ha salutato magistrati, dipendenti, colleghi e avvocati in occasione del suo pensionamento. Un momento solenne, ma profondamente umano, scandito da lunghi applausi, parole sentite e testimonianze di stima verso una figura che ha lasciato un’impronta indelebile sulla giustizia foggiana.
Il saluto dell’avvocatura
A rendergli omaggio anche Gianluca Ursitti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, che ha voluto sottolineare pubblicamente il ruolo istituzionale e umano di Gentile: “È stato un gentiluomo d’altri tempi, un uomo di grande rigore e altrettanta umanità. Ha saputo governare il cambiamento con equilibrio e lucidità, mantenendo saldo il timone del Tribunale anche nei momenti più complessi, nonostante le croniche carenze di organico”.
Un punto di riferimento per la giustizia locale
Nel corso del suo mandato, il presidente Gentile si è distinto per la sua capacità di dialogo, per il rispetto dei ruoli e per un approccio moderno all’amministrazione della giustizia. È stato un punto di riferimento per l’intero sistema giudiziario della Capitanata, capace di guidare con discrezione ma fermezza, e di mantenere vivo il confronto con l’avvocatura su questioni fondamentali per il buon funzionamento della macchina giudiziaria.
Il tributo di colleghi e dipendenti
Nel suo saluto finale, tanti sono stati i volti visibilmente commossi, a testimonianza del legame profondo costruito nel tempo con magistrati e dipendenti del Tribunale. La sua uscita di scena lascia un vuoto non solo sul piano istituzionale, ma anche sul piano umano. Un addio che ha il sapore della riconoscenza e del rispetto, per un presidente che ha saputo coniugare fermezza e ascolto, autorevolezza e discrezione.
Una nuova stagione di serenità
Ora per Sebastiano Luigi Gentile si apre una nuova stagione, fatta – come auspicato dall’intero Foro foggiano – di meritato riposo e serenità, dopo anni intensi al servizio della giustizia. La sua eredità resta nella memoria collettiva di chi, quotidianamente, ha avuto l’onore di lavorare al suo fianco o sotto la sua guida.









