È una testimonianza drammatica quella resa dalla moglie di Antonio Fratianni, il costruttore foggiano oggi ai domiciliari a Matera con l’accusa di aver tentato di uccidere a colpi di pistola Antonello Francavilla, esponente di vertice del clan Sinesi-Francavilla, e il figlio sedicenne. L’attentato avvenne a Nettuno il 2 marzo 2022. La donna, che non si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ha parlato per ore dinanzi al Tribunale di Velletri, raccontando per la prima volta – secondo quanto riporta dalla gazzetta del mezzogiorno – il clima di terrore vissuto dalla famiglia e i retroscena che hanno preceduto e seguito l’attentato.
“Sapevo chi era, ma non conoscevo la verità”
“Non conosco di persona Antonello Francavilla, ma so chi è perché lo vedo sui giornali” ha spiegato la testimone. “Il cognome è noto nelle nostre zone. Mio marito me ne parlò solo la mattina del 3 marzo 2022, quando lo accompagnai alla Dia di Foggia per presentare una denuncia. Disse che era sotto estorsione e che Francavilla voleva rovinarci la vita”.
Un giorno prima, il 2 marzo, Francavilla e il figlio erano stati feriti a colpi di pistola nella casa di Nettuno dove il boss era detenuto ai domiciliari. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Roma, sarebbe stato proprio Fratianni a sparare, per evitare di restituire 600mila euro ricevuti dal clan per investimenti. Ma la versione dell’imputato è opposta: sostiene di essere stato minacciato e ricattato dal boss, che gli avrebbe imposto il pagamento di un milione di euro, un appartamento e un locale commerciale.
Il viaggio sulla neve e l’alibi contestato
La donna ha ricostruito anche gli spostamenti del marito nei giorni dell’agguato. “Il primo marzo partì per Rocca Pia, vicino L’Aquila, per una gita sulla neve. Dovevo andare anch’io ma rimasi a Foggia per una verifica Iso in azienda. Rientrò il giorno dopo, il 2 marzo, in anticipo, perché gli faceva male il piede ed era nervoso per un problema a un cantiere. Il 3 marzo lo accompagnai alla Dia. Solo quel giorno parlò per la prima volta dell’estorsione”.
Dalla denuncia alla paura: “Francavilla ci minacciava tutti”
La deposizione ha gettato luce sul contesto di minacce in cui la famiglia Fratianni avrebbe vissuto nei mesi precedenti. “Mio marito mi disse che Francavilla voleva rovinarci. Disse che eravamo tutti in pericolo, che era stato minacciato lui e anche noi familiari. Ricevette un ultimatum di 15 giorni per pagare. Altrimenti avrebbero provveduto loro”.
Il 26 giugno 2022, la squadra mobile di Foggia e la Dda di Bari sventarono un attentato ai danni di Fratianni: un commando era pronto ad ucciderlo. Lo salvarono a Brindisi, dove si trovava con la moglie. Sotto l’auto fu trovato un gps per tracciarne i movimenti. Poco dopo, sei persone vennero fermate e cinque condannate per tentato omicidio, tra cui Emiliano Francavilla, fratello minore del boss, che ha confessato: “Volevo vendicare il ferimento di mio nipote”.
La donna ha riferito particolari ulteriori: “Mio marito conosceva Antonello Francavilla per aver conosciuto il padre” (Mario Francavilla detto “il nero), un tempo vicino al boss Roberto “Lo zio” Sinesi, quest’ultimo suocero proprio di Antonello Francavilla. “Il nero” venne ucciso nel 1998, ignoti mandanti e killer. Stando al racconto della teste, Fratianni fece dei lavori a casa di Mario Francavilla quando faceva l’idraulico. Proprio con le parole in codice “tubista” e “idraulico”, Antonello Francavilla avrebbe indicato al fratello Emiliano il responsabile della sparatoria di Nettuno.
“Costretti a lasciare Foggia. Volevano ammazzarlo”
“Dopo il 26 giugno, ci invitarono a non tornare a Foggia” ha spiegato la moglie dell’imprenditore. “Pretendevo che fossero messi in salvo anche i miei figli, altrimenti sarei rientrata. Così la polizia li andò a prendere. Ogni giorno ci sentivamo con un commissario, ci diceva: ‘Se vi spostate, ditecelo’. Volevamo andar via da Foggia, non si può vivere lì dopo aver denunciato Francavilla”.









