Un gruppo ben radicato, ancora attivo fino a pochi mesi fa, e che avrebbe continuato a operare tra affari, pressioni e favori ad alto livello. È questo il quadro che emerge dalla maxi inchiesta della Guardia di finanza di Lecce, che ha portato a diversi arresti e provvedimenti cautelari, svelando una fitta rete di relazioni tra imprenditori, funzionari pubblici e politici, con al centro quello che il giudice per le indagini preliminari definisce un vero e proprio “patto criminale”.
Delli Noci si dimette ed evita l’arresto
Secondo quanto riportato da Repubblica Bari, tra le figure chiave dell’indagine c’è l’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci, che ha rassegnato le dimissioni subito dopo l’interrogatorio dello scorso giugno, concordando la scelta con i propri avvocati, Luigi Covella e Giuseppe Fornari. Una mossa che ha consentito all’ex vice sindaco di Lecce di evitare i domiciliari, rendendo di fatto superate le esigenze cautelari a suo carico.
Ma le dimissioni non cancellano la lettura severa del gip Angelo Zizzari, secondo cui i fatti contestati non sarebbero stati affatto ridimensionati. Anzi, le intercettazioni e gli interrogatori – in particolare quelli di Delli Noci e dell’ingegnere barese Maurizio Laforgia – avrebbero confermato la piena operatività del gruppo fino alla primavera del 2024.
I rapporti con Alfredo Barone
Al centro della rete ci sarebbe l’imprenditore Alfredo Barone, 69enne originario di Biella ma salentino d’adozione, ed ex sindaco di Parabita, finito in custodia cautelare in carcere. Ai domiciliari, per età, il socio Marino Congedo e lo stesso Laforgia, figlio dell’ex rettore dell’Università del Salento Domenico e già dirigente regionale. Per altri indagati – tra cui Italia Santoro, Giovanni Rapanà, Michele Barba e Corrado Congedo – sono state disposte misure interdittive.
Barone è indicato dagli inquirenti come il perno del sistema. Delli Noci, secondo quanto ricostruito, avrebbe avuto con lui 168 contatti telefonici tra novembre 2022 e ottobre 2024. “Un mese fa voleva fare un altro investimento a Gallipoli”, ha ammesso l’ex assessore durante l’interrogatorio, confermando l’attualità delle relazioni con l’imprenditore.
Laforgia: “Delli Noci è il cavallo su cui ho puntato”
Le intercettazioni raccolte dalla Guardia di finanza (Nucleo PEF, guidato dal colonnello Giulio Leo) delineano una strategia politica e imprenditoriale che andava ben oltre l’immediato. In una conversazione captata dagli investigatori, Laforgia si esprime così: “È il cavallo su cui ho puntato… che diventi un contenitore di idee e tra tre, quattro anni anche un contenitore finanziario che possa lanciarlo a fare il presidente della Regione, o andare a Roma…”
Una proiezione di carriera e potere, alimentata da relazioni, pratiche, incarichi e da quella che il giudice definisce una “complessa dimensione solidaristica”, basata su favori reciproci, forniture a prezzi scontati, assunzioni pilotate nei supermercati degli imprenditori coinvolti.
Il gip: “Non cene elettorali, ma un patto criminale strutturato”
Il giudice Zizzari invita a non parcellizzare i fatti. “Non bisogna fermarsi alla singola cena elettorale o al sushi offerto a buon prezzo”, scrive. Per il gip, ogni gesto va letto come parte integrante di un sistema criminale più ampio, finalizzato al sostegno finanziario e politico continuativo di Delli Noci. Una macchina ben oliata, attiva su più fronti e con ramificazioni ancora tutte da esplorare.












