Il divario si attenua, ma non scompare. È questo il messaggio centrale che arriva dal nuovo Rapporto Crea Sanità, elaborato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità dell’Università Tor Vergata di Roma e presentato oggi nella Capitale. Lo studio fotografa lo stato della sanità regionale italiana e registra un miglioramento generale, soprattutto nel Mezzogiorno, ma evidenzia come cinque regioni del Sud restino in fascia critica, tra cui la Puglia.
Le peggiori: tutte al Sud, Puglia inclusa
Secondo i dati, nella fascia definita “critica” (punteggio sotto il 33%) restano Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria. Quest’ultima, fanalino di coda, si ferma a un drammatico 23% di aderenza agli standard qualitativi. Per la Puglia, come per le altre regioni meridionali coinvolte, la sanità resta un nodo irrisolto nonostante alcuni segnali di progresso. L’inserimento tra i sistemi regionali con le peggiori performance sanitarie del Paese è un dato che pesa sul piano della giustizia sociale, dell’efficienza amministrativa e del diritto universale alla cura.
Veneto al top, bene il Nord
Sul versante opposto, è il Veneto a guidare la classifica con un punteggio del 55%, seguito da Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Piemonte, Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano, tutte incluse nella fascia “buona”(range tra 50% e 42%). Otto le regioni nella fascia intermedia (33%-41%): Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche.
Un’indagine oltre i Lea
Il Rapporto Crea non si limita a valutare i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), ma si fonda anche su una serie di indicatori complessi, tra cui la qualità dell’assistenza ospedaliera, la disponibilità di servizi specialistici ambulatoriali e l’efficienza dei programmi di prevenzione. È un’analisi multidimensionale che mira a restituire una visione realistica della capacità dei sistemi regionali di offrire cure eque, tempestive ed efficaci.
Segnali di miglioramento, ma il Sud resta indietro
I ricercatori sottolineano come negli ultimi cinque anni si sia ridotto il gap tra le regioni italiane, grazie a politiche di armonizzazione e investimenti mirati. Tuttavia, il miglioramento non è bastato a far uscire molte regioni del Mezzogiorno dalla zona critica. I dati del rapporto ribadiscono con forza che l’universalità della sanità in Italia resta ancora una promessa incompiuta, con territori che garantiscono standard europei e altri che faticano a coprire l’essenziale.








