Il centro culturale Giulio Regeni di Foggia insieme alla comunità politica e culturale che ruota attorno al consigliere comunale Antonio De Sabato e all’associazione Libertà Civile di Alessio Lusuriello hanno proposto una interessante riflessione sulle nuove deviazioni, nerd e onanistiche, della mascolinità tossica con il libro “Incel in una stanza. Il cinema dei maschi brutti, soli e cattivi” scritto dal duo di Dikotomiko.
Nella sala di Via Capozzi, Giammarco Di Biase e Federica Fabiano hanno dialogato con uno dei due autori del testo, Massimiliano Martiradonna che insieme a Mirco Moretti ha da anni un blog cinefilo di successo Dikotomikocineblog.
In Italia forse il fenomeno non è ancora dilagante come nel mondo britannico e statunitense, ma gli Incel cominciano a manifestare le loro idee, anche qui, soprattutto in rete. La parola del resto è diventata di dominio pubblico solo dopo la serie Netflix Adolescence.
Chi sono gli Incel? Sono gli INvoluntary CELibate, uomini senza donne, chiusi nella frustrazione, nella solitudine, nella rabbia. Una subcultura digitale tra forum, community, Reddit, 4Chan. Un ecosistema per le teorie dell’odio e del complotto, per il fanatismo delle turbodestre, per il nichilismo terrorista. “Incel in una stanza”, saggio unico nel suo genere, traccia un sentiero attraverso rappresentazioni ed autorappresentazioni degli Incel.
Martiradonna ha voluto indagare le icone degli Incel, che dalla redpill di Matrix fanno del cinema il loro immaginario. In maniera sorprendente è l’amatissimo, violentissimo e cult Bob De Niro di Taxi Driver, il tassista Travis, l’eroe di riferimento degli Incel. C’è della misoginia in Travis? I fenomeni multimediali sono incontrollabili. Il cinema come alternativa alla vita, anche. “Gli Incel sono un fenomeno delle destre, un coacervo di risentimenti. Sono maschi che ritengono di non avere accesso al sesso”.
Il successo secondo questo particolare segmento della manosfera eterosessuale deriva da: Look, Money, Status. Chi è bruttarello e ha un membro piccolo, è povero ed è di basso censo o ha poco potere è uno sfigato. E non potrà mai avere occasioni sentimentali e sessuali con una donna.
Non contano quindi qualità come la simpatia, la cultura, l’affabulazione, il carisma. “Le cellule dormienti agiscono sotto nickname, covano umiliazione e rancore. Non tutti sono stragisti ma tutti sono misogini. Per loro sono le donne che discriminano. Il libro è il frutto di 12 e 13 mesi di studio della rete, un percorso nel loro immaginario nazional popolare attraverso le loro icone”.
Da un lato il “Pretty privilege”, ossia i privilegi sociali ed economici che nascono dall’essere di bell’aspetto, dall’altro il femminismo, sono il motore per questi maschi bianchi tristi e dal desiderio sessuale ferito e fallito. Secondo l’autore non ci sono meccanismi Incel dentro alcuni femminicidi italiani, ma la misoginia resta il fulcro centrale delle loro idee deliranti.
Come ha spiegato Martiradonna, per molti la commedia sexy americana è alla base della cultura Incel insieme a certa pornografia. Film come “Quarant’anni vergine” o altri filmacci in cui il maschio bianco deve mettere in atto delle strategie per non arrivare vergine a 18 anni sono la sottocultura di un discorso pubblico fatto in rete, violento e pieno di odio nei confronti delle donne. Anche i videogiochi violenti possono considerarsi un incubatore della solitudine degli Incel.
Non solo Taxi Driver, ma anche ovviamente American Psyco, Polytechnique, il francese The Beast. Con Jordan Peterson definito un “incellettual”.
È tale il determinismo degli Incel che si arriva anche al looksmaxing: modificando pesantemente il proprio aspetto si pensa di poter invertire le percentuali 80 e 20 o di entrare in quel 20 per cento di uomini che ha accesso all’80 per cento delle donne.










