Una lunga distesa di lenzuola bianche, issate da centinaia di mani silenziose e solidali, ha attraversato questa sera piazza Giordano, nel cuore di Foggia. È l’immagine simbolo della mobilitazione organizzata in città in adesione all’iniziativa nazionale “Come Si Fa A Piangere 50.000 Morti?”, promossa dal rettore dell’Università per Stranieri di Siena Tomaso Montanari per accendere i riflettori sulla strage in corso a Gaza.
A rispondere all’appello, una rete di realtà civiche, sociali e religiose della Capitanata: Coordinamento Capitanata per la Pace, Fratelli della Stazione, Libera, La Merlettaia e numerose espressioni della società civile. Il corteo, statico ma profondamente simbolico, ha portato al centro della città sudari di stoffa bianca come metafora visiva dei corpi senza vita che affollano da mesi le strade e gli ospedali della Striscia.
Un grido contro l’indifferenza
Le lenzuola sono state issate e srotolate lungo la pavimentazione del corso, mentre alcune scritte sul suolo ricordavano i nomi delle vittime e il dolore innocente dei bambini uccisi nei raid. Numerosi i partecipanti che hanno sventolato bandiere palestinesi e arcobaleno, mentre al microfono si sono alternati interventi silenziosi, pensieri e riflessioni condivise.
“È un genocidio che si consuma sotto gli occhi dell’intera comunità internazionale – hanno dichiarato gli organizzatori –. Lenzuola come sudari per restituire dignità a chi non ha più voce. Gaza non è lontana. Gaza è anche qui, dove si lotta per il diritto alla vita, alla giustizia, alla verità”.
Un cammino di pace che guarda al 15 giugno
La manifestazione foggiana si inserisce in un più ampio movimento globale che il prossimo 15 giugno culminerà con la “March to Gaza”, una mobilitazione internazionale che vedrà convergere verso il confine egiziano del valico di Rafah migliaia di cittadini da 22 paesi. Un gesto collettivo per chiedere la fine del blocco e l’immediato cessate il fuoco.
A Foggia, l’evento ha rappresentato un momento di raccoglimento, di denuncia ma anche di speranza, un segnale forte di una città che, pur lontana geograficamente, sceglie di non restare in silenzio. E che – come ribadito da molti presenti – continuerà a manifestare contro ogni forma di violenza e oppressione, ovunque essa si consumi.









