“Ci attaccavano ad un palo costringendoci a fare capriole”. Lo ha riferito oggi in aula nel tribunale di Foggia, Giuseppe R., amico di Marco Ferrazzano, il giovane che si tolse la vita all’età di 29 anni gettandosi sotto un treno il 22 gennaio 2021.
Cinque gli imputati, un sesto patteggiò un anno di reclusione (pena sospesa) e multa di 600 euro. A dibattimento, invece, Antonio Bernardo, 27 anni, Antonio Pio Tufo, 24 anni, Francesco Paolo Paoletti, 25 anni, Dario Pio Vacca, 25 anni e Giuseppe Apruzzese, 26 anni.
Spiccano i nomi di Bernardo detto “U’ stagnr”, nipote del boss omonimo ucciso nel 2008 e Tufo alias “U’ giall”, condannati nei mesi scorsi per aver preso parte alla rapina al bar “Gocce di Caffè” durante la quale venne ucciso il titolare, Francesco Traiano.
Per diverso tempo Marco Ferrazzano sarebbe stato deriso, umiliato e bullizzato fino al punto di suicidarsi. I suoi aguzzini lo avrebbero anche filmato per poi divulgare i video su chat e pagine social come “Comiche foggiane”, poi chiusa. Oltre a Ferrazzano sarebbero stati presi di mira altri ragazzi con fragilità.
L’amico di Ferrazzano ha confermato alcune circostanze. Ha ricordato particolari agghiaccianti, a cominciare dal fatto che Marco venisse attaccato ad un palo e costretto a fare capriole dinanzi agli obiettivi degli smartphone. In un caso sarebbe stato anche riempito di schiuma in un autolavaggio. Ma alcune questioni che il teste aveva evidenziato durante la sit (sommarie informazioni testimoniali), non sono state confermate. In particolare gli autori di questi atti di bullismo che l’amico di Ferrazzano non ha saputo indicare. “Ricordo Tufo ‘il giallo’, ma solo perché fumavamo qualche sigaretta insieme, mentre Bernardo non lo ricordo”.
Il gruppetto, rimasto però senza nomi stando al racconto odierno del teste, avrebbe ripreso la vittima con il telefonino contro la sua volontà. “A me invece hanno rubato più volte gli occhiali ma non ricordo chi sia stato”.
Giuseppe R. si trova in una struttura psichiatrica da circa un anno, in un periodo nettamente successivo ai fatti contestati, avvenuti quasi sempre in zona San Ciro a Foggia. Il giudice si è riservato di nominare un perito per valutare la capacità testimoniale dell’amico di Marco. Si tornerà in aula a novembre quando sarà ascoltato un teste oculare, un ispettore e la psicologa che aveva in cura la vittima al Sert.












