Con la bocciatura della Consulta sull’ipotesi del terzo mandato, si chiude ufficialmente l’era dei “governatori eterni”. Ma questo non significa che Vincenzo De Luca, Michele Emiliano e Luca Zaia siano pronti a scomparire dalla scena politica. Anzi. I tre leader regionali stanno già lavorando a una seconda fase della loro carriera istituzionale, senza più i gradi da presidente, ma con la stessa ambizione di continuare a indirizzare scelte, candidature e maggioranze.
Una regia senza trono: il nuovo schema dei governatori
L’obiettivo comune è duplice: contribuire alla designazione del proprio successore e soprattutto costruire un blocco di eletti nei consigli regionali, capace di “condizionare” le future giunte. Una strategia che passa dalle liste civiche e dal controllo del voto di preferenza. Le elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto sono attese per l’autunno e i giochi, anche se ufficialmente non aperti, sono già in movimento.
In Puglia, Michele Emiliano ha già imbastito da mesi la sua exit strategy, investendo sull’europarlamentare Antonio Decaro, ex presidente Anci e volto fortissimo nei sondaggi. La sua candidatura appare così solida da rendere superflue le trattative tra i partiti. La vera partita, piuttosto, si sposta sulle liste che comporranno la coalizione e sulla composizione del futuro consiglio.
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Emiliano continuerà a correre con il Partito Democratico, ma il suo vero cavallo di battaglia sarà “Con”, la civica guidata dall’assessore leccese Alessandro Delli Noci. Si tratta di un movimento trasversale, ben radicato in tutte le province, che vanta decine di consiglieri comunali e amministratori locali. Una piattaforma perfetta per garantire continuità al “modello Emiliano”. Resta da capire se Decaro vorrà promuovere una sua civica personale, e in che termini le due esperienze possano convivere.
Il Doge in bilico tra Veneto e Roma
In Veneto, Luca Zaia non ha intenzione di correre ancora, ma non per questo rinuncerà a giocare le sue carte. Il braccio di ferro in corso è con Fratelli d’Italia, che rivendica la candidatura alla guida della Regione forte del 38% ottenuto alle ultime europee, contro il 13% della Lega. Ma le regionali del 2020 raccontano un altro film: la lista civica Zaia Presidente sfiorò il 45%, la Lega il 17% e Fdi si fermò al 9,5%.
Lo scontro è numerico e politico. I leghisti veneti sperano di rilanciare la civica zaiana per rafforzare il centrodestra o, in uno scenario estremo, lanciare una corsa solitaria degli autonomisti. Intanto, si fa strada anche l’ipotesi di una promozione nazionale per il governatore veneto, magari con il placet di Matteo Salvini e grazie all’antico rapporto personale con Giorgia Meloni.
De Luca all’assalto dei progressisti campani
In Campania, Vincenzo De Luca sta tessendo la trama di una lista propria, parallela ma contigua al Pd. Una scelta che potrebbe portarlo allo scontro diretto con la segretaria Elly Schlein, dopo la polemica per la legge regionale (poi bocciata dalla Consulta) che avrebbe permesso un ulteriore mandato.
La lista deiluchiana, riferisce ancora la Gazzetta del Mezzogiorno, comprenderà anche dem che hanno sostenuto l’ultimo mandato del governatore e potrebbe rivelarsi decisiva in uno scontro incerto. Roberto Fico, in quota Movimento 5 Stelle, non è certo il candidato ideale per De Luca, che invece guarda con favore all’ex ministro Sergio Costa, considerato più moderato e affidabile. Il centrodestra, dal canto suo, potrebbe schierare il viceministro Edmondo Cirielli, in un quadro dove il ruolo delle civiche sarà ancora una volta determinante.
Il potere degli ex: cacicchi e proconsoli senza scettro
Il modello presidenzialista introdotto dalla riforma del Titolo V ha costruito governatori forti, con maggioranze stabili e una popolarità spesso superiore a quella dei partiti. Non è un caso che la stampa li abbia definiti “cacicchi” o “proconsoli”. Ora, la fine del terzo mandato non cancella questo potere, ma lo trasforma: le civiche diventano il nuovo scettro, e la rete degli amministratori locali la nuova base di consenso.
De Luca, Emiliano e Zaia si preparano dunque a una seconda vita politica: meno visibile, ma potenzialmente altrettanto influente.












