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Home - L’avvocato foggiano che inventava cause e firmava da giudice: condanna definitiva per Ugo Marciello

L’avvocato foggiano che inventava cause e firmava da giudice: condanna definitiva per Ugo Marciello

Atti falsi, procedimenti inventati e la casa pignorata: dopo dieci anni arriva la verità per le sorelle Sebastiano, ingannate da chi si fingeva loro difensore

Di Redazione
4 Aprile 2025
in Cronaca, Foggia
Ugo Marciello

Ugo Marciello

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È diventata definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Ugo Marciello, avvocato di Foggia accusato di falso e truffa ai danni di due sue clienti, le sorelle imprenditrici Antonella e Daniela Sebastiano. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando la sentenza di primo e secondo grado. La vicenda, risalente al 2013, era già salita alla ribalta nel 2015 con un servizio dell’inviato Giulio Goliaall’interno della trasmissione “Le Iene”.

La truffa: atti giudiziari inventati e falsi decreti

Secondo l’impianto accusatorio, riconosciuto dai giudici di tre gradi di giudizio, Marciello avrebbe modificato atti autentici – come decreti ingiuntivi o richieste di sequestro – redatti da altri avvocati, per poi presentarli agli uffici giudiziari competenti, che li notificavano in buona fede ai clienti del suo studio.

Il risultato era un vero e proprio inganno processuale: le due imprenditrici venivano convinte a firmare mandati per impugnare provvedimenti che, in realtà, erano stati creati dallo stesso Marciello, falsificandone anche le firme di giudici e colleghi. In alcuni casi, il professionista si spingeva oltre, producendo atti falsi di accoglimento dei ricorsi, come se avesse vinto le cause.

La casa pignorata e il crollo della verità costruita

Le due sorelle, inizialmente convinte di aver ottenuto giustizia, si sono ritrovate con la casa pignorata e con debiti da saldare. Un paradosso che ha acceso il sospetto e avviato l’iter giudiziario. Secondo le carte del processo, Marciello aveva conquistato la fiducia delle due donne, instaurando un rapporto personale e familiare, per poi approfittarne economicamente attraverso un sistema di cause mai esistite.

Nel procedimento non sono emerse complicità da parte di magistrati o altri avvocati, sebbene i falsi utilizzati contenessero le firme contraffatte di diversi giudici. L’intero meccanismo, sostengono i giudici, era orchestrato esclusivamente dall’imputato.

Il ricorso e la difesa in Cassazione

Per il ricorso in Cassazione, Marciello si era affidato a un secondo difensore, il professor Enrico Grosso, docente ordinario di diritto costituzionale all’Università di Torino, che ha affiancato Francesca Conte, del Foro di Lecce. Ma la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l’istanza, rendendo definitiva la condanna.

Il commento dell’avvocato delle vittime

A commentare l’esito del processo è stato l’avvocato Simone Moffa, che ha assistito le due sorelle assieme al collega Angelo Masucci: “Siamo molto soddisfatti per Daniela e Antonella Sebastiano, che, dopo quasi dieci anni di giudizio, hanno visto riconosciuta la verità del loro doloroso racconto“, ha dichiarato.
“Non le nascondo, però, anche la profonda amarezza perché, come sa, l’imputato – oggi condannato definitivamente – è un collega, ed è sempre e comunque molto doloroso constatare che un avvocato utilizzi la toga per offendere e non per difendere i diritti di chi ha riposto la propria vita nelle sue mani”.

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Tags: marciello
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