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Home - Foggia, la polizia penitenziaria abbatte un drone carico di droga e telefoni: stretta sulle carceri pugliesi

Foggia, la polizia penitenziaria abbatte un drone carico di droga e telefoni: stretta sulle carceri pugliesi

Intercettato e neutralizzato un velivolo che tentava di introdurre materiale illecito nel carcere foggiano. Il SAPPE: “La battaglia contro i boss è iniziata”

Di Redazione
11 Marzo 2025
in Cronaca, Foggia
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La festa sta finendo per i boss in carcere. La polizia penitenziaria ha abbattuto un drone carico di droga, telefoni e schede SIM che tentava di introdurre il materiale illecito nel penitenziario di Foggia. Il velivolo è stato intercettato nella serata di ieri da un agente in servizio sul muro di cinta, che ha utilizzato il fucile Jammer, un dispositivo che disturba il segnale e manda in tilt il drone, facendolo precipitare.

L’operazione segna un passo avanti nella lotta al traffico illecito dentro le carceri, un fenomeno che negli ultimi anni ha trasformato gli istituti penitenziari in vere e proprie piazze di spaccio controllate dai boss detenuti.

Una tecnica collaudata per rifornire i detenuti

L’uso dei droni per recapitare droga e telefoni ai detenuti è ormai una pratica consolidata. I velivoli telecomandati consentono di aggirare i controlli, evitando i tradizionali metodi di contrabbando, spesso affidati a familiari dei detenuti o, nei casi peggiori, a poliziotti corrotti.

Il successo dell’operazione di Foggia non è un caso isolato. A Taranto, Trani e ancora a Foggia, negli ultimi giorni sono stati intercettati più droni carichi di materiale proibito. A Taranto, un pacco contenente droga è stato rinvenuto appena fuori dal perimetro carcerario. A Trani, nella giornata di lunedì, un altro drone è stato bloccato, mentre sabato un velivolo è stato allontanato sempre grazie ai fucili dissuasori.

Nonostante i successi, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE) avverte: per ogni drone fermato, molti altri riescono a portare a termine la loro missione. Per questo motivo, il sindacato chiede che la lotta ai droni diventi una priorità assoluta.

Droni e criminalità organizzata: un rischio per la sicurezza

L’introduzione clandestina di telefoni cellulari in carcere è considerata uno dei problemi più gravi per la sicurezza interna. Con questi dispositivi, i boss detenuti riescono a comunicare con l’esterno, impartendo ordini ai propri sodali e gestendo traffici illeciti direttamente dalla loro cella.

Ma c’è di più. La droga e i telefoni arrivati nei reparti detentivi diventano strumenti di potere e controllo: chi gestisce il traffico interno può decidere chi ha accesso alle risorse e chi no, alimentando violenze e tensioni tra i detenuti e mettendo in difficoltà la polizia penitenziaria.

Per questo motivo, il SAPPE chiede un potenziamento delle misure di sicurezza, tra cui:

  • Potenziamento del personale sulle mura di cinta, attualmente sguarnite.
  • Maggiori investimenti in tecnologie anti-droni, per intercettare e neutralizzare i velivoli prima che raggiungano l’area carceraria.
  • Installazione di reti protettive alle finestre e nelle aree all’aperto destinate ai detenuti, per impedire il recupero dei pacchi sganciati dai droni.

Una battaglia ancora lunga

Il SAPPE riconosce che il problema non sarà risolto in tempi brevi. Le organizzazioni criminali dispongono di risorse illimitate, mentre le forze dell’ordine devono fare i conti con budget ristretti e carenza di personale.

Ma il sequestro del drone a Foggia dimostra che la polizia penitenziaria è pronta alla sfida. Il segretario del SAPPE ribadisce che ristabilire la legalità nelle carceri è possibile, non solo per garantire la sicurezza degli istituti, ma anche per offrire ai detenuti una vera possibilità di reinserimento, come previsto dall’articolo 27 della Costituzione.

La guerra ai droni è appena iniziata. Ma la battaglia di Foggia segna un primo punto a favore dello Stato.

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Tags: Foggia
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