Un prestito di mille euro concesso a Foggia per saldare un debito di droga si sarebbe trasformato in una richiesta esorbitante da 7mila euro, con presunte minacce e pressioni sulla vittima per costringerla a pagare. È questo il contesto della vicenda di usura e tentata estorsione che ha portato il gup Rita Benigno a condannare quattro persone appartenenti alla stessa famiglia a un totale di 16 anni e 4 mesi di reclusione.
Il processo, celebrato con rito abbreviato, si è concluso in un’unica udienza nel tribunale di Foggia. Alessio Marino, 22 anni, ritenuto l’anima dell’operazione, è stato condannato a 6 anni di carcere. Per il padre Domenico Marino, 51 anni, sono stati inflitti 5 anni, mentre al fratello Francesco, 30 anni, e alla compagna di Alessio, Luigia Grassano, 24 anni, sono stati comminati 2 anni e 8 mesi ciascuno. La Grassano era l’unica a piede libero.
La denuncia e l’inchiesta
L’indagine è partita dalla denuncia presentata a novembre 2023 dal giovane che aveva ricevuto il prestito. Agli inquirenti ha raccontato di aver chiesto mille euro ad Alessio Marino per pagare uno spacciatore di cocaina. Secondo la sua versione, dopo aver iniziato a restituire la somma con versamenti da 200 euro a settimana, Marino avrebbe preteso 500 euro di interessi settimanali, fino a raggiungere la cifra di 7mila euro.
La situazione sarebbe precipitata il 25 ottobre 2023, il giorno prima che Alessio Marino venisse arrestato per l’omicidio del cognato Alessandro Ronzullo, ucciso a colpi di pistola. Secondo il racconto della vittima, Marino si sarebbe presentato a casa sua con il padre Domenico per esigere l’intera somma, consapevole che il giorno successivo sarebbe stato arrestato. “Il denaro dovevo darlo a mio padre”, avrebbe detto al giovane.
Dopo l’arresto di Alessio per l’omicidio Ronzullo, a premere sulla vittima sarebbero stati il padre e il fratello, arrivando a minacciarlo di morte. “Ti faccio fare la stessa fine di Ronzullo, sparo a te e a tuo padre” sarebbero state alcune delle frasi pronunciate da Domenico Marino, secondo quanto dichiarato in denuncia. Anche Luigia Grassano avrebbe avuto un ruolo nelle pressioni, contattando la vittima e chiedendo almeno 2mila euro dei 7mila richiesti.
La difesa e la sentenza
Gli imputati hanno sempre respinto le accuse. Alessio Marino ha ammesso di aver prestato i mille euro, ma ha negato di aver chiesto interessi o minacciato la vittima. Domenico e Francesco Marino hanno sostenuto di essersi limitati a chiedere la restituzione di 400 euro che la Grassano aveva prestato al giovane. La stessa Grassano ha dichiarato di non sapere nulla del prestito di Alessio, confermando di aver solo cercato di recuperare la somma prestata.
Nel processo abbreviato, la pubblica accusa, rappresentata dal pm Rosa Pensa, aveva chiesto pene leggermente inferiori: 5 anni e 4 mesi per Alessio Marino, 4 anni e 3 mesi per padre e fratello, 3 anni e 3 mesi per la Grassano. Il gup ha accolto in gran parte l’impianto accusatorio, ma ha deciso condanne più severe per Alessio e Domenico Marino.
Il 22enne, già in carcere per l’omicidio del cognato con una condanna in primo grado a 17 anni e 4 mesi, ha ricevuto la nuova pena in continuazione con quella già inflitta per il delitto. Il padre Domenico e il fratello Francesco si trovano ai domiciliari, mentre Luigia Grassano resta in libertà.
Nei prossimi giorni, le difese – rappresentate dagli avvocati Luigi Marinelli (per Alessio Marino e la Grassano) e Roberto Loizzo (per Domenico e Francesco Marino) – valuteranno il ricorso in appello, insistendo sulla richiesta di assoluzione o derubricazione del reato.












