Era il 6 settembre 2024 e si celebrava la festa regionale del PD a Manfredonia quando una raggiante Maria Aida Episcopo, sindaca di Foggia, invitata allo stesso dibattito sulla sfida dei comuni per il Pnrr insieme al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, non ancora presidente Anci, sorrideva soddisfatta alla battuta dell’ingegnere, ex rettore della Federico II ed ex ministro del Governo Conte: “Il Comune di Foggia mi ha appena rubato una delle mie migliori dirigenti. Ma son contento per lei, voleva avvicinarsi alla sua famiglia”.
Si trattava della dottoressa Silvia Siciliano, dirigente dell’Area Cultura e Partecipate del Comune di Foggia, che ha da poco rassegnato le sue dimissioni. L’idillio con la prima cittadina e il suo campo largo progressista è durato pochissimo. Poco più di sei mesi.
Entrata in servizio il 1° agosto 2024, era stata assunta per tre anni con un incarico a contratto ex articolo 110 del Testo Unico degli enti locali. Faceva parte di un tris di giovani colleghe, insieme all’architetta Irene Licari e Alessia Cordisco, selezionate per la cabina di regia del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Siciliano aveva un ampio raggio d’azione all’interno dell’amministrazione, gestendo settori strategici come Cultura, Turismo, Politiche del Lavoro, Controllo delle Società Partecipate e Politiche Abitative. Sin da subito, a settembre, le era stato assegnato anche l’incarico ad interim dell’Avvocatura Civica.
A Napoli, Siciliano era assunta a tempo indeterminato come dirigente dell’Ufficio Innovazione e Partenariati del Comune.
I rumors sulle dimissioni
Le voci sulle ragioni della sua uscita sono molteplici. Anzitutto, c’è la questione della selezione ex art. 110: il Comune potrebbe essere chiamato a sanare la sua posizione e Siciliano potrebbe aver giocato d’anticipo, risultando dimissionaria piuttosto che con un contratto interrotto.
Secondo alcune ricostruzioni, la dirigente potrebbe essere entrata in frizione con pezzi della maggioranza sul parere legale relativo all’housing sociale, in merito alle sentenze che hanno visto vincitrici le cinque ditte ricorrenti contro l’Ente.
Anche il cambio di rotta su Parcocittà e la sua posizione nettamente contraria alla società di gestione dello spazio culturale di Parco San Felice avrebbero lasciato strascichi.
Nei corridoi dell’assessorato si parlava di freddezza nei suoi confronti. Non a caso, Siciliano – fatta eccezione per la presentazione del cartellone teatrale – non aveva più presenziato a nessuna conferenza stampa sulle attività culturali, una circostanza decisamente anomala per un settore come il suo.
Il nodo AMIU e il controllo sulle partecipate
C’è chi sostiene che la vicenda AMIU stia pesando molto sugli equilibri interni agli uffici comunali. In qualità di dirigente alle partecipate, Siciliano era chiamata a firmare atti particolarmente delicati.
I vari esposti in procura e la gestione del controllo analogo con la recente nomina dell’avvocato Antonino Ilacqua, sotto la lente di associazioni, ordini professionali e minoranze, sono questioni di grande rilevanza.
Cosa ha fatto precipitare i rapporti?
Resta da chiarire cosa abbia portato alla rottura definitiva tra Siciliano e l’amministrazione. Per alcuni esponenti dell’esecutivo, le sue dimissioni sarebbero quasi una benedizione, segno che il fuoco incrociato dentro la tecnostruttura comunale è ai massimi livelli.
È certo che la dirigente avesse già manifestato alla sindaca Episcopo il proprio disagio per l’eccessivo carico di lavoro e i molteplici incarichi affidati. Ma la prima cittadina non si sarebbe scomposta più di tanto. Avanti un altro.










