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Home - Latitanza, narcotraffico e l’ordine di “tappare la bocca” al pentito. A processo Raduano e altri sette

Latitanza, narcotraffico e l’ordine di “tappare la bocca” al pentito. A processo Raduano e altri sette

L'ex boss di Vieste e il suo ex braccio destro Troiano alla sbarra con altri sei imputati. Tra le accuse, lo spaccio di droga dalla Spagna e l’incendio dell’auto della madre di "Balboa"

Di Redazione
31 Gennaio 2025
in Cronaca, Gargano
Raduano, Troiano e Coda

Raduano, Troiano e Coda

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Marco Raduano e Gianluigi Troiano, ex boss e suo braccio destro nel clan di Vieste, affronteranno un processo immediato insieme ad altri sei imputati per reati di mafia e narcotraffico internazionale, aggravati dalla finalità mafiosa. Il gup Gabriella Pede del Tribunale di Bari ha accolto la richiesta della DDA e ha fissato al 10 aprile 2025 l’inizio del processo davanti al Collegio B del Tribunale di Foggia.

L’indagine, condotta dai carabinieri del ROS, è culminata nel blitz “Cripto” del 4 dicembre 2023, che portò all’arresto di sette persone. Tra le accuse contestate vi sono il favoreggiamento della latitanza di Raduano, il traffico di droga con base in Spagna e l’incendio dell’auto della madre di un pentito, considerato un chiaro avvertimento mafioso.

Gli imputati e le accuse

Gli otto rinviati a giudizio sono: Marco Raduano, 41 anni, detto “Pallone”, ex boss del clan viestano alleato del gruppo Lombardi-Scirpoli-Raduano. Arrestato in Corsica il 1° febbraio 2024 dopo un anno di latitanza, si è pentito il 14 marzo, confessando una serie di omicidi.

Gianluigi Troiano, 32 anni, catturato in Spagna il 31 gennaio 2024 dopo due anni di fuga, si è pentito nell’autunno scorso.

Michele Gala, 37 anni, detto “Pinguino”. Antonio Germinelli, 33 anni. Domenico Antonio Mastromatteo, 31 anni, alias “Pescecane”. Michele Murgo, 29 anni, detto “u bell” o “il londinese”. Marco Rinaldi, 30 anni, soprannominato “il veneziano”. Matteo Colangelo, 29 anni, attualmente ai domiciliari.

Il collegio difensivo potrebbe optare per il rito abbreviato, che garantirebbe agli imputati uno sconto di un terzo della pena.

Il favoreggiamento della latitanza

Secondo la DDA, Gala, Murgo, Germinelli e Mastromatteo avrebbero fornito supporto logistico alla latitanza di Raduano tra Sardegna, Francia e Spagna, garantendogli coperture, telefonini criptati, auto pulite, denaro e informazioni sulle indagini per impedirne la cattura. In almeno un’occasione, il boss sarebbe rientrato a Vieste per tentare di uccidere un rivale.

La finalità mafiosa è chiara per gli inquirenti: il clan evitò l’arresto del boss per garantirsi la sua leadership e proseguire le attività criminali sul territorio.

Il narcotraffico dalla Spagna

Raduano, Troiano, Rinaldi e Mastromatteo sono accusati di due episodi di traffico di droga. A settembre 2023, mentre i primi due erano latitanti in Spagna, avrebbero spedito in Italia 8,5 kg di hashish e 2,3 kg di marijuana, acquistati in Marocco e inviati a Mestre, dove Rinaldi avrebbe provveduto alla distribuzione a Vieste. Il pacco fu intercettato dai carabinieri e portò all’arresto di un giovane viestano.

Il secondo episodio riguarda un invio di 9,8 kg di hashish, in parte sequestrati il 13 gennaio 2024 con l’arresto di un altro viestano. Anche in questo caso, il processo è stato stralciato per l’arrestato.

La vendetta contro il pentito Orazio Coda

Tra le accuse più gravi, l’incendio dell’auto della madre del collaboratore di giustizia Orazio Coda detto “Balboa”, ex affiliato al clan Raduano. L’episodio risale al 31 ottobre 2023, quando la Nissan Qashqai della donna fu data alle fiamme a Vieste.

Le indagini hanno rivelato che l’ordine sarebbe partito direttamente da Raduano, che dalla latitanza chiese a Germinelli e Colangelo di “tappare la bocca” al pentito. Il boss ha ammesso la propria responsabilità: “L’auto la feci incendiare io”, ha confessato, spiegando di aver chiesto ai complici di lanciare un segnale al collaboratore di giustizia.

Le parti civili e l’impatto del processo

Si sono costituite parte civile nel processo il Comune di Vieste, i Ministeri della Giustizia e della Salute e la madre di Orazio Coda, testimone della capacità del clan di agire con ritorsioni anche contro i familiari dei collaboratori.

Il processo “Cripto” rappresenta un tassello fondamentale nella lotta alla mafia garganica, che per anni ha terrorizzato la zona di Vieste con omicidi, estorsioni e traffico internazionale di droga. Con due pentiti eccellenti come Raduano e Troiano, si apre un capitolo cruciale per la giustizia: le loro confessioni potrebbero rivelare ulteriori dettagli su delitti irrisolti e dinamiche interne alla criminalità organizzata del Gargano.

L’udienza del 10 aprile 2025 sarà solo l’inizio di un processo che potrebbe riscrivere la storia della mafia viestana.

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Tags: Raduano
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