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Home - La Gomorra di Vieste, cinque condanne per l’omicidio Notarangelo: 20 anni al “gorilla” di Raduano

La Gomorra di Vieste, cinque condanne per l’omicidio Notarangelo: 20 anni al “gorilla” di Raduano

Il delitto, legato alla guerra di mafia tra i clan Raduano e Perna/Iannoli, è stato punito dal gup di Bari con pene severe per i coinvolti. Caduta l'aggravante della premeditazione

Di Redazione
25 Gennaio 2025
in Cronaca, Gargano
In alto, Giambattista Notarangelo; a destra, Marco Raduano e Michele Notarangelo

In alto, Giambattista Notarangelo; a destra, Marco Raduano e Michele Notarangelo

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La giustizia ha fatto il suo corso nel processo abbreviato contro i cinque viestani coinvolti nell’omicidio di Giambattista Notarangelo, 46 anni, ucciso il 6 aprile 2018 con 15 colpi di pistola e fucile. Il giudice dell’udienza preliminare di Bari, Vittorio Rinaldi, ha inflitto condanne per un totale di 42 anni e 10 mesi di carcere, riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso, ma escludendo quella della premeditazione.

Le condanne

La pena più pesante, 20 anni di reclusione, è stata inflitta a Michele Notarangelo, 28 anni, detto “Cristoforo”, una sorta di “gorilla” dell’ex boss Marco Raduano. Notarangelo, reo confesso, risulta già detenuto per scontare 20 anni per tentato omicidio e spaccio. Condannato a 9 anni Danilo Pietro Della Malva, 38 anni, alias “U’ meticcio”, pentitosi nel 2021 e reo confesso di tre omicidi. Orazio Coda, 35 anni, detto “Balboa”, collaboratore di giustizia dal 2021, ha ricevuto una pena di 7 anni.

Marco Raduano stesso, 41 anni, noto come “Pallone” ed ex boss pentito nel 2024, è stato condannato a 3 anni per concorso in ricettazione di armi e veicoli. Per lui è caduta l’accusa di essere il mandante dell’omicidio, eliminata durante le indagini preliminari. Infine, Michele Lapacciana, 28 anni, è stato condannato a 3 anni e 10 mesi per detenzione di marijuana e favoreggiamento, avendo distrutto le armi usate per il delitto.

Gli imputati dovranno inoltre risarcire i familiari della vittima, il Comune di Vieste, la Regione Puglia e i ministeri dell’Interno e della Giustizia. Il giudice ha disposto una provvisionale complessiva di 280mila euro.

Il delitto e il contesto mafioso

Il brutale omicidio, avvenuto nelle campagne di Vieste, si inserisce nel contesto della sanguinosa guerra di mafia tra i clan Raduano e Iannoli-Perna. Tra il 2015 e il 2022, Vieste è stata teatro di 19 sparatorie che hanno provocato 10 morti, una lupara bianca e otto agguati falliti.

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, il delitto di Giambattista Notarangelo aveva un chiaro obiettivo intimidatorio: affermare il predominio del clan Raduano e “dare una lezione” a chi osava sfidarne l’autorità. L’agguato è stato descritto come un’esecuzione plateale, finalizzata a incutere timore nei rivali e a consolidare il controllo del territorio.

Le dinamiche del delitto

Michele Notarangelo, nell’udienza del 29 ottobre, ha ammesso di aver sparato alle gambe della vittima su ordine di Della Malva. Quando Giambattista Notarangelo reagì, intervennero Della Malva e Antonio Fabbiano, sparando con un fucile e una pistola. Fabbiano fu ucciso poche settimane dopo, il 25 aprile 2018, in un agguato riconducibile al clan Perna.

Le richieste dell’accusa e le difese

Il pubblico ministero della Dda di Bari, Ettore Cardinali, aveva chiesto pene ancora più severe: l’ergastolo per Michele Notarangelo, 10 anni per Della Malva, 8 anni e 4 mesi per Coda, 2 anni per Raduano e 4 anni per Lapacciana. Gli avvocati difensori hanno invece puntato sulla riduzione delle aggravanti, ottenendo uno sconto di pena grazie al rito abbreviato.

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Tags: mafiaVieste
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