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Home - Il “Lupin di Foggia”, la Banda della Magliana e il maiale del deputato: storia di Bonalumi, “cervello” dei colpi in banca

Il “Lupin di Foggia”, la Banda della Magliana e il maiale del deputato: storia di Bonalumi, “cervello” dei colpi in banca

Arrestato a Roma il genio dei furti milionari. Tra sofisticati accessi ai caveau, connivenze insospettabili e un curioso episodio con un ex parlamentare, si chiude una carriera criminale da film

Di Francesco Pesante
7 Gennaio 2025
in Foggia, Inchieste
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Olinto Bonalumi, il “Lupin di Foggia”, è stato arrestato ieri a Roma, chiudendo una lunga latitanza iniziata nel 2021. Il 64enne, considerato uno dei criminali più pericolosi d’Italia e inserito dal 2022 nell’elenco dei ricercati prioritari del Ministero dell’Interno, deve scontare una condanna a 13 anni, 4 mesi e 11 giorni per una serie di colpi audaci ai caveau di banche e istituti di vigilanza.

Bonalumi è stato catturato all’Eur, in viale Europa, dopo indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Pare si trovasse in un parcheggio dopo aver incontrato la moglie, Patrizia Di Biase. L’uomo è considerato il cervello dietro alcuni dei furti più eclatanti degli ultimi decenni, tra cui il colpo da 5,3 milioni di euro al caveau della “NP Service” di Foggia nel 2009, l’assalto a un portavalori da 3 miliardi di lire nel 1995 e il tentativo sventato di rubare 200 milioni di euro dal caveau della Banca d’Italia di Ancona nel 2011.

Bonalumi non agiva da solo, ma si avvaleva di una rete criminale che univa figure di spicco della malavita foggiana e romana, tra cui Stefano Virgili, amico del boss della Banda della Magliana Massimo Carminati. La loro collaborazione è emersa durante l’operazione “Goldfinger”, che ha portato alla condanna di Bonalumi per il furto da 15 milioni di euro nel caveau del Banco di Napoli di Foggia nel marzo 2012. Virgili, definito il braccio destro di Carminati, aveva il compito di gestire le fasi logistiche dei colpi, mentre Bonalumi, il “cervello”, pianificava ogni dettaglio con precisione maniacale.

Le intercettazioni hanno rivelato come Bonalumi e Virgili comunicassero regolarmente per piazzare la refurtiva e organizzare nuovi colpi, tra cui il tentato furto alle gioiellerie Sarni del centro commerciale Mongolfiera di Foggia, sventato dalla Squadra Mobile nell’agosto 2012. Tra i complici figuravano esperti informatici, come Paolo Izzi, specializzato nel disattivare i sistemi d’allarme, e riciclatori di denaro, tra cui la coniuge di Bonalumi che secondo gli inquirenti acquistava immobili con i proventi dei furti.

Un ulteriore risvolto della vicenda è rappresentato dal coinvolgimento indiretto di Lello Di Gioia, ex deputato e all’epoca dei fatti membro del gruppo misto. Sebbene mai indagato, Di Gioia è citato nelle intercettazioni come mediatore per il recupero di parte della refurtiva rubata al Banco di Napoli. Secondo gli investigatori, avrebbe accettato come ricompensa persino un maiale, simbolo di uno scambio di favori tra il politico e la banda. Di Gioia ha negato ogni accusa, dichiarandosi estraneo ai fatti.

L’arresto di Bonalumi è stato possibile grazie al lavoro congiunto della Squadra Mobile di Foggia, della Sisco di Bari e dello Sco di Roma, a dimostrazione dell’efficacia di un’indagine complessa e paziente. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha elogiato le forze dell’ordine per il risultato, definendolo un segnale importante nella lotta alla criminalità organizzata.

La carriera criminale di Bonalumi, caratterizzata da audaci furti milionari, connivenze strategiche e un’incredibile capacità di eludere la giustizia, si è conclusa. Con la sua cattura, si chiude un capitolo oscuro della criminalità foggiana e romana.

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Tags: Bonalumi
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