La Sezione Giurisdizionale per la Puglia della Corte dei Conti ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di Rocco Lavilla, ex Ispettore Superiore della Polizia di Stato, per danno erariale legato a condotte illecite accertate nel 2018. Il procedimento si è concluso con la condanna al pagamento di 1.000 euro per danno all’immagine della Pubblica Amministrazione, oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio.
Il caso
Il procedimento ha avuto origine da una segnalazione inoltrata dalla Questura di Foggia il 19 ottobre 2020. Lavilla è stato ritenuto responsabile di peculato, abuso d’ufficio e falsità ideologica, reati che hanno portato alla sua condanna penale definitiva. Le accuse includevano l’appropriazione di armi destinate alla rottamazione, successivamente rivendute o occultate attraverso false annotazioni nei sistemi informatici della Polizia (banca dati SDI).
La condanna penale
Nel giugno 2021, Lavilla è stato condannato dal Tribunale di Foggia a due anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, ridotti poi a un anno, nove mesi e dieci giorni con ordinanza successiva.
Procedimenti disciplinari
Parallelamente alla vicenda giudiziaria, Lavilla è stato sospeso cautelativamente dal servizio a marzo 2021. Successivamente, ad aprile dello stesso anno, è stata disposta la sospensione definitiva di sei mesi.
Le condotte contestate
Secondo le accuse, Lavilla si è appropriato di diverse armi, tra cui una pistola e quattro fucili, alcuni dei quali di rilevanza storica, alterando i documenti ufficiali per nascondere i fatti. In un altro episodio, avrebbe acquistato illegalmente una pistola da una ex guardia giurata, ignorando un divieto prefettizio di detenzione. Nonostante la restituzione della maggior parte delle armi, una carabina risulta venduta a terzi.
Il giudizio contabile
La Procura regionale aveva inizialmente quantificato il danno all’immagine della Polizia di Stato in 7.000 euro, giustificando la richiesta con il valore culturale delle armi coinvolte. La Corte, tuttavia, ha ridotto la cifra a 1.000 euro, ritenendo sproporzionata la valutazione iniziale e tenendo conto della collaborazione offerta dall’ex ispettore e della limitata attenzione mediatica sul caso.
Le motivazioni della sentenza
Nelle motivazioni, la Corte ha sottolineato che il danno all’immagine della Pubblica Amministrazione prescinde dalla rilevanza mediatica dell’episodio. La gravità delle condotte, la posizione di responsabilità di Lavilla e il contesto lavorativo in cui si sono verificati i fatti hanno pesato significativamente nella decisione.










