Operazione “Sed” contro il narcotraffico di cocaina tra Capitanata, Bat, Basso Molise e Abruzzo. Dia di Foggia e procura antimafia di Bari hanno fermato 12 persone, 11 in carcere e una ai domiciliari, altre 15 risultano sotto inchiesta e saranno sottoposte ad interrogatorio preventivo, una novità introdotta dall’articolo 291 del codice di procedura penale in vigore dal 9 agosto 2024.
La maxi retata ha consentito di documentare e di raccogliere un solido quadro probatorio a carico dell’associazione indagata che, tra luglio 2020 e novembre 2021, avrebbe distribuito sul mercato illecito oltre 20 chili di cocaina purissima equivalenti ad oltre 83.000 dosi (circa 6,6 milioni di euro).
I nomi degli arrestati
Nell’ordinanza di quassi 700 pagine è stato disposto il trasferimento in carcere per Giuseppe Bruno, Leonardo Bruno, Giacomo Mastrapasqua, Daniele Delli Carri, Vincenzo Piccirilli, Giovanni Sinesi, Vincenzo Cupo, Francesco Racano, Marianna Bruno, Quirino Barbetti e Oto Raffa. Ai domiciliari Andrea Delli Carri.
Le accuse
I foggiani Giuseppe Bruno, 58 anni e Leonardo Bruno, 36 anni, sono accusati di aver ricoperto il ruolo di dirigenti e organizzatori dell’attività di spaccio, in particolare cocaina, indicata dagli indagati con il termine in codice “Sed” che dà il nome all’operazione dell’antimafia. Giacomo Mastrapasqua, 50enne di Bisceglie, è sospettato di aver provveduto a rifornire ripetutamente l’organizzazione di ingenti quantitativi di polvere bianca. Il 38enne foggiano Daniele Delli Carri avrebbe coadiuvato le attività dei Bruno nell’acquisto e successivo trasporto, a bordo di auto funzionali all’organizzazione, di considerevoli quantitativi di droga presso il fornitore biscegliese Mastrapasqua. Vincenzo Piccirilli, 48enne di Foggia, sarebbe stato il custode della droga e avrebbe coadiuvato le attività di Delli Carri.
Il 35enne Giovanni Sinesi, sempre di Foggia, avrebbe custodito e distribuito la droga, dopo l’arresto di Delli Carri, su indicazione di Leonardo Bruno, a favore di Vincenzo Cupo, 27enne foggiano e altri spacciatori. Proprio Cupo sarebbe stato uno stabile acquirente per le successive cessioni, considerato uno dei principali distributori al dettaglio a Foggia città.
Avrebbero fatto parte dell’associazione anche Francesco Racano di Foggia, 27 anni, Marianna Bruno, 47 anni di Foggia, Quirino Barbetti, 56 anni di Lucera e Oto Raffa, 52 anni di Guglionesi, questi ultimi due rispettivamente per le piazze di Lucera e Serracapriola.
Giro d’affari, sequestri e quella destrezza al volante
Sono stati sequestrati, inoltre, oltre 10 chili di stupefacenti, equivalenti a 45mila dosi con un elevatissimo grado di purezza perché l’analisi ha portato a verificare una presenza di principio attivo del 43-88%. Sono stati sequestrati anche due ordigni ritenuti di potenzialità micidiale, ma anche hashish e 200mila euro in beni mobili e immobili.
Nel corso di un filone di indagine facente parte dello stesso procedimento penale, nel settembre 2022, la Dia sequestrò ad uno degli indagati anche 100 grammi di hashish e beni immobili e mobili per un valore complessivo di circa 200.000 euro. Il giro d’affari dell’organizzazione si aggirava attorno ai 3.500.000 di euro. Agli arresti si aggiunge il sequestro del patrimonio illegalmente accumulato dagli indagati costituito da beni mobili, immobili, società e conti correnti, per un valore approssimativo di oltre euro 600.000 ai quali si aggiunge il sequestro del settembre 2022. Ad ulteriori 15 indagati notificato l’invito a comparire innanzi al gip del Tribunale di Bari per rendere interrogatorio preventivo.
Sulle strade di Foggia, durante il lockdown, c’erano solo le forze dell’ordine, guidate dal colonnello della Dia, Paolo Iannucci, capo della sezione operativa nel capoluogo dauno, e “i trafficanti che andavano ad approvvigionarsi o a portare stupefacenti: si muovevano con una destrezza e una capacità anche di guida delle autovetture incredibile. Più di una volta ci hanno sostanzialmente seminati. Quando si muovevano per i piccoli paesi della provincia di Foggia o del basso Molise, le difficoltà diventavano ancora superiori”.
E ancora: “L’associazione che abbiamo arrestato – ha spiegato il colonnello -, è una delle associazioni storiche di Foggia, è già nota alle cronache, in contiguità con le storie narrate dalle operazioni ‘Decima Azione’ e ‘Decimabis’. Mano a mano che noi arrestavamo il custode dello stupefacente, piuttosto che il trasportatore dello stupefacente approvvigionato nella provincia Bat – racconta Iannucci -, erano capaci di sostituirlo immediatamente: sembrava addirittura che non avessero subito nessun colpo, quando invece perdere quattro chili di cocaina, per l’organizzazione, dovrebbe significare un momento di grande difficoltà quantomeno sul piano finanziario”. Il gruppo era in grado di “mantenere diversi luoghi di custodia dello stupefacente: aveva la padronanza dei territori di campagna del Foggiano, dei casolari e di porzioni di territorio nelle quali difficilmente si riesce a condurre un’attività di sorveglianza. In uno di questi casolari oltre alla droga, sono state sequestrate anche due bombe ad altissimo potenziale offensivo, particolarmente sofisticate, di dinamite con tanto di miccia elettrica”, ha rivelato il colonnello.
Una curiosità che è emersa dall’indagine “è la capacità dell’organizzazione anche sul piano del customer care: in alcuni casi dopo aver rifornito di stupefacente la rete di acquirenti abituali, cioè quella rete che poi ulteriormente avrebbe smerciato lo stupefacente sulle proprie piazze di spaccio di competenza, li scortava addirittura fino al casello dell’autostrada per bonificare il trasporto”, ha spiegato Iannucci. C’era anche “la possibilità di cambiare quello stupefacente che non era gradito all’acquirente perché era troppo amaro, perché era troppo acido: quindi, immediatamente, come se fosse stato quasi un commercio online, avveniva il cambio della partita di stupefacente”.
La Dia è riuscita ad intervenire anche sui patrimoni: “Nel corso delle perquisizioni di oggi abbiamo sequestrato ulteriori contanti, sono circa 40mila euro – ha concluso Iannucci nel corso della conferenza stampa -. Abbiamo sequestrato altri automezzi che si aggiungono alle cinque società che ricadevano nella disponibilità degli indagati e ai tre appartamenti che pure sono stati individuati in un contesto di sproporzione reddituale rispetto ai redditi ricavati”.
La novità dell’interrogatorio preventivo
L’operazione riguarda una “una misura nei confronti di un totale di 27 persone: 12 misure sono state eseguite subito, 15 non possono essere seguite, perché devono essere precedute da questo novità introdotta dall’articolo 291 del codice di procedura penale che è l’interrogatorio preventivo. Cioè, il giudice prima di decidere se arrestare queste altre persone le deve sentire, perché queste altre persone devono rispondere di un reato ‘meno grave’ (art. 73), quelle arrestate subito, invece, sono ritenute gravemente indiziate dell’articolo 74”. Lo ha spiegato nel corso della conferenza stampa il coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Francesco Giannella.
Cosa accade, quindi: “C’è un doppio binario – spiega Giannella -. La stessa ordinanza, o due ordinanze comunque parallele, vengono eseguite in maniera diversa e differenziata nell’ambito dello stesso procedimento: coloro che non sono ancora stati arrestati, che non sappiamo se lo saranno perché il giudice dovrà decidere su questo, sanno già di essere potenziali arrestabili. Questa è la prima volta in cui il gip ha dovuto innanzitutto porsi la domanda su come operare e noi naturalmente abbiamo eseguito secondo le indicazioni del gip”.
Con la riforma Nordio, di agosto scorso, “probabilmente, i procedimenti di criminalità organizzata andavano affrontati in maniera diversa in questo apparato normativo. La criminalità organizzata, in tutte le precedenti modifiche normative, ha sempre visto un canale diverso: si parla normalmente di doppio binario. In questa riforma, invece, manca quella dovuta attenzione alla criminalità organizzata in quanto procedimento”. Lo ha detto il sostituto procuratore della Dda di Bari, Ettore Cardinali.
“Oggi quindici persone che sarebbero state in carcere o ai domiciliari sono a conoscenza di tutti gli atti in procedimento di criminalità organizzata – ha spiegato -. Sapendo che su di loro pende una richiesta cautelare su cui il gip, nel momento in cui fa notificare l’invito a rendere questo interrogatorio preventivo, ha già manifestato quella che è la sua opinione sul disporre la misura cautelare. Quindi si va davanti a un giudice, se si decide di andare”. Cardinali ha ricordato che, spesso, si è abituati a “trattare con soggetti che stanno in Albania: non penso che verranno in Italia dicendo ‘sì, fatemi arrestare’“. E conclude: “Una maggiore sensibilità ai reati di ai procedimenti di criminalità organizzata probabilmente ci avrebbe consentito di lavorare in maniera un po’ più tranquilla da questo punto di vista. Il dispendio che noi poniamo nelle ricerche dei latitanti, poi ovviamente va a detrimento di quelle che sono, invece, le attività di repressione dei crimini”. (Agi)








