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Home - “Game Over”, oltre 2mila pagine sul narcotraffico mafioso a Foggia. Tutto iniziò dal “patto” Moretti-Aprile

“Game Over”, oltre 2mila pagine sul narcotraffico mafioso a Foggia. Tutto iniziò dal “patto” Moretti-Aprile

Il giudice nella lunga sentenza: "Forma aziendalistica su base piramidale. La droga rappresenta la principale fonte di guadagno della Società Foggiana insieme alle estorsioni"

Di Francesco Pesante
12 Settembre 2024
in Foggia, Inchieste
Rocco Moretti, Alessandro Aprile, Rocco Moretti junior, Franco Tizzano e Leonardo Lanza

Rocco Moretti, Alessandro Aprile, Rocco Moretti junior, Franco Tizzano e Leonardo Lanza

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È di oltre 2mila pagine la sentenza di “Game Over”, maxi processo contro il narcotraffico mafioso dei clan foggiani. Qualche settimana fa il Tribunale di Bari, con rito abbreviato, ha rifilato quasi sei secoli di carcere ad una sessantina di imputati. Altri venti, tra cui lo storico boss Rocco Moretti detto “Il porco” e suo nipote Rocco junior, sono invece a processo a Foggia con il rito ordinario.

Le motivazioni della sentenza, giudice Angelo Salerno, hanno indicato la struttura del sodalizio dedito al narcotraffico “ricostruita – si legge – sulla scorta del contenuto dei fogli manoscritti e di un lungo e complesso percorso evolutivo, delineato da alcuni passaggi storici fondamentali, ricavati attraverso il contenuto delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e delle dichiarazioni intercettate in occasione dei principali incontri oggetto di analisi”.
Numerosi i documenti riportati nel provvedimento, tra cui “il contenuto del foglio manoscritto – scrive sempre il giudice – rinvenuto presso l’azienda ‘Il Vignale’, base operativa utilizzata per l’occultamento del narcotico, in occasione del sequestro di un’arma e di quasi un chilo di cocaina”.

Stando agli inquirenti, “il narcotraffico, unitamente alle estorsioni, rappresenta la principale fonte di guadagno della Società Foggiana che agendo in maniera confederata ha trovato il modo di massimizzare i profitti imponendo sul territorio il proprio asfissiante controllo e dominio, anche con l’esercizio della violenza fisica e della minaccia”.
E ancora: “lI sodalizio si struttura in forma aziendalistica e su base piramidale, nascendo dall’intesa tra Alessandro Aprile detto “Schiattamurt” (per conto della batteria Sinesi-Francavilla) e Rocco Moretti (classe ’50), detto ‘Il Porco’ (per conto dell’omonima batteria) diretta ad instaurare una cooperazione tra le batterie al fine di dare vita ad una fonte stabile e condivisa di denaro”.

Sul ruolo di promotore in capo a Moretti, detto “Il Porco”, U” purc”, “zio Rocco”, “Rocchino”, la sentenza riporta alcune conversazioni ritenute eloquenti: Aprile: “Che deve fare Pinuccio Papanonno (Giuseppe Spiritoso, ndr)?! Che quello si inala la manna e dice che è buona, per piacere andatevene?!”. Caggiano: “Dopo il Porco”. Aprile: “Eh”. Caggiano: “Chi è stato il primo a vendere la cocaina a Foggia”.

Sempre secondo gli inquirenti, è significativa una conversazione comparsa in “Cocktail”, operazione contro la malavita cerignolana dalla quale si evince la capacità intimidatoria dei boss foggiani.
Così Natale Fabio Tressante e Vincenzo Tarricone commentarono l’arresto di Massimiliano Lioce. Tressante: “A Foggia… a quello gliela davamo noi… poi sono usciti quelli là, ‘U’ Purk’ e disse a noi… la devo prendere per forza da quelli altrimenti quelli ‘mi palizzano’. Foggia fanno schifo quando prendono e ti fanno la pelle”. Tarricone: “Ma Foggia adesso è diventata così da quando stanno… ‘cuore e croce’… la devi prendere per forza là”. Per il giudice “iI tenore di tale conversazione dimostra al contempo la capacità intimidatoria e la metodologia mafiosa adoperata nel traffico di cocaina, tale da dissuadere tentativi di espansione di altri sodalizi operanti in territori confinanti, quale quello di Cerignola“.

“Gli addetti al narcotraffico erano costretti a soggiacere alle direttive dei vertici del sodalizio nelle occasioni in cui ne è stato registrato l’intervento nei confronti degli spacciatori infedeli o in occasione degli incontri nei quali era loro comunicato il quantitativo di cocaina loro destinato ai fini della distribuzione o il prezzo di acquisto e di cessione. D’altronde, gli addetti alla distribuzione erano interpellati sistematicamente dai vertici del sodalizio per la riscossione dei proventi del denaro, che essi sapevano essere destinati alla cassa comune del sodalizio, verso il riconoscimento di un corrispettivo a titolo di ‘stipendio’. I proventi del narcotraffico, infatti – com’è dimostrato da diversi dialoghi – confluiscono periodicamente nella cassa comune del sodalizio, ai fini della successiva spartizione, con cadenza mensile, secondo il ‘patto’ stretto tra Aprile e Moretti, di comune accordo con Federico Trisciuoglio. Il che dimostra al contempo la sussistenza del fine di agevolare il sodalizio mafioso denominato Società Foggiana”.

“Gli indagati hanno infatti operato – riporta ancora la sentenza – sotto la direzione dei detentori delle liste degli spacciatori, da individuarsi in Aprile, coadiuvato da Scopece, Salvatore, Pesante e Russo (lista ‘Noi’), nei fratelli Francavilla (lista di ‘Pino’), nel duo Lanza-Tizzano e in Rocco Moretti, classe ’97 (a seguito della detenzione dei congiunti), indicati nella lista di Aprile come ‘Loro’ che ne hanno organizzato e coordinato le attività sulla base degli esiti di plurime riunioni in occasione delle quali è stato concordato, da ultimo, il ritiro delle liste già esistenti (e sulla base delle quali avevano fino a quel momento operato) per assicurare una centralizzazione delle attività di spaccio in capo ad Aprile, sotto un unico collegio di supervisori, da individuarsi in Aprile, Tizzano e Lanza tra i quali sono stati registrati ciclicamente incontri per la rendicontazione dei quantitativi di cocaina ceduti o da cedere e dei profitti dell’attività illecita da recuperare in occasione del consueto ‘giro'”.

L’organizzazione era di tipo piramidale: “Ai vertici – si legge – i soggetti deputati a individuare i canali di fornitura, ad effettuare gli approvvigionamenti e il trasporto del narcotico (fino ad un certo periodo delegato a Roberto Russo, ucciso a marzo 2022, ndr), a fissare i prezzi da praticare per il loro acquisto (50/55 euro al grammo) e di vendita (di 60 euro) compreso il punto per l’esercizio delle attività di spaccio sul territorio. Aprile, Scopece, Salvatore, Pesante, Russo, Tizzano, Lanza, Moretti Junior e i ‘Capelloni’ Francavilla (oggi collaboratori di giustizia, ndr) erano addetti alla organizzazione degli incontri, alla distribuzione del narcotico e al ritiro del denaro. C’erano poi i fornitori, individuati in Savino Zagaria (per il tramite di Vincenzo Fratepietro) e Giuseppe Spiritoso, alias Pinuccio Papanonno (grossisti)”. Più sotto tutti gli altri divisi tra grandi e piccoli spacciatori.

Come detto, il primo grado di “Game Over” si è concluso con quasi sei secoli di carcere, record nella storia della mafia foggiana. Tra le condanne più rilevanti spiccano quelle agli imputati ritenuti dall’accusa al vertice del narcotraffico foggiano. 20 anni di reclusione ad Alessandro Aprile detto “Schiattamurt” del clan Sinesi-Francavilla, Leonardo Lanza dei Moretti-Pellegrino-Lanza, Francesco Pesante detto “U’ Sgarr” dei Sinesi-Francavilla e Francesco Tizzano dei Moretti-Pellegrino-Lanza.

Nella lista anche alcuni pentiti, su tutti i fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla detti “Capelloni” che hanno iniziato a collaborare con la giustizia solo pochi mesi fa. Nonostante siano ritenuti dalla Dda tra i capi del sodalizio, per loro la condanna è stata di 5 anni e 4 mesi a testa tenendo conto della loro decisione di mettere fine alla “carriera criminale”.

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Tags: game over
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