Condannati per droga con l’aggravante mafiosa i fratelli Davide e Mario Carpano, fratelli di Vieste contigui al clan dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone. In abbreviato a Bari (scontro di un terzo della pena), i giudici hanno inflitto 8 anni a Davide Carpano detto “Il ciotto” o “Davidone” e 5 anni e 4 mesi al fratello Mario.
I due vennero arrestati insieme ad Enzo Miucci detto “Renzino” o “U’ Criatur”, 40 anni, reggente dei montanari, attualmente detenuto a Palermo dove aspetta di conoscere l’esito del procedimento penale “Friends” scaturito da un blitz di polizia del 2019. Miucci fu beccato dai carabinieri nell’ambito di una operazione contro il narcotraffico e l’introduzione di telefonini nelle carceri di Terni (dove era recluso in precedenza) e Lanciano. Con lui alla sbarra il suo braccio destro Matteo Pettinicchio, 38 anni, anche lui di Monte Sant’Angelo e il viestano Claudio Iannoli, 47 anni. Secondo la Dda, il boss avrebbe continuato a gestire il narcotraffico anche dalla cella, soprattutto gli affari sul territorio di Vieste.
Ma mentre i Carpano sono stati processati con il rito abbreviato, per i restanti imputati si è optato per il giudizio immediato davanti al Tribunale di Foggia con prossima udienza a metà gennaio.
“Secondo la prospettazione accusatoria – scrisse nell’ordinanza cautelare il gip Ferraro -, risulta che Miucci, soggetto di spicco della criminalità organizzata, coadiuvato da Claudio Iannoli e Matteo Pettinicchio, rispettivamente referente su Vieste e ‘braccio destro’ del Miucci, si serviva dei fratelli Davide e Mario Carpano per organizzare il narcotraffico nel viestano”.
Stando al giudice, “il capo batteria malavitosa ‘montanara’, nell’intento criminale ha potuto affidarsi ad una struttura organizzativa di tipo ‘militare’ con la distinzione, al suo interno, di gradi e gerarchie. In tale ambito, è verosimile sostenere che Pettinicchio, sia amicalmente che per la totale condivisione degli intenti criminali, sarebbe da ritenersi a tutti gli effetti, il suo luogotenente”.
Già le sole telefonate, secondo gli inquirenti, avrebbero evidenziato la gerarchia nel clan. Miucci si faceva “annunciare” da Iannoli che, per suo conto, contattava Davide Carpano. Una volta al telefono, Miucci “dapprima chiedeva all’interlocutore l’andamento dell’attività di spaccio – prosegue l’ordinanza -, per poi accertarsi che lo stesso avesse avuto contatti con Pettinicchio. Il dialogo veniva condotto con linguaggio criptico/evasivo, in quanto gli interlocutori non menzionavano mai in modo esplicito il reale oggetto della conversazione ma, entrambi, capivano immediatamente il significato di ogni frase. In altri termini, le domande di Miucci che potrebbero sembrare vaghe e generiche, venivano chiaramente intese dall’interlocutore in relazione all’attività di spaccio di droga che stava conducendo, tant’è che questi rispondeva senza tentennamenti e con linguaggio altrettanto evasivo”. Per gli inquirenti “emerge, dunque, la chiara finalità di eludere le indagini, finalità questa evidentemente perseguita dagli indagati”.
Il giorno dopo, nuova telefonata, sempre tra carcerati, stavolta Miucci e Pettinicchio. “I due interlocutori facevano riferimento a cifre che, agevolmente e logicamente, vanno intese riferite all’approvvigionamento di stupefacenti di cui materialmente si sarebbe occupato Carpano, ponendosi anche il problema dei costi del rifornimento di droga”.
Miucci: “Sentimi a me… fai fare mezzo… o dopo 10-12 giorni… tu glielo dai inc… ogni 12, 13 giorni…”. Pettinicchio: “…Eh, ma non hai capito niente però… compà… quello sta… senza… là devi anticipare anche tu, forse non hai capito niente… è quello che ti sto dicendo io… quello fa senza, non sta anticipando… ha detto due o tre giri senza e poi si mette a giro…”. Miucci: “…Eh… si si, ho capito dai… va bene”.
Il capoclan si premurava anche in caso di intercettazioni: “Comunque le schede cambiale ogni tanto – diceva al braccio destro Pettinicchio -. Se ti pigliano ti pigliano a te e poi mi prendono a me. Te lo metto per iscritto cento per cento”.
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