Condannati per concorso in estorsione a 4 anni di carcere Giovanni Russo, 48 anni, Antonio Lanza, 47 anni e Pompeo Piserchia, 41 anni. Questo il verdetto del Tribunale di Foggia che nelle scorse ore ha chiuso il processo con rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) a carico dei foggiani accusati di ricettazione ed estorsione per restituire una “Panda” a un geometra. Un altro imputato Giuseppe Bruno, 31 anni, è stato invece assolto. Quest’ultimo, però, si trova in carcere per altra vicenda, a settembre 2022 i carabinieri lo arrestarono per le gravi intimidazioni ad un imprenditore locale. Ben noto anche Piserchia, fecero discutere i suoi video del “pellegrinaggio” con la famiglia a Capaci e sulle tombe dei boss di Cosa nostra Provenzano e Riina.
La vittima confermò tutto agli inquirenti evidenziando l’interesse di Russo per il ritrovamento dell’auto “previo pagamento di 700 euro”. “In due circostanze abbiamo subito il furto della Panda. Il primo furto avvenne il 2 aprile; due giorni dopo io e un mio collega su indicazione di Russo ritrovammo l’auto in viale degli Aviatori. A Foggia abbiamo un’azienda che si occupa della sicurezza per la ditta, la Security; Giovanni Russo (familiare del titolare della società estraneo alla vicenda) si propose per la vigilanza e sicurezza nei nostri cantieri e con la Security abbiamo fatto un contratto”.
Dopo il furto “chiamai Russo; lui poi mi indicò la zona dove è stata rinvenuta l’auto” aggiunse il geometra: “Prima di attivarmi per cercare di recuperare l’auto, mi confrontai con il mio superiore e l’azienda per il mio tramite pagò 700 euro quale ‘regalino’ a Russo: glieli diedi in contanti subito prima del rinvenimento dell’auto. Russo dopo il furto venne da me in cantiere e disse che sarebbe stato in grado di far recuperare l’auto, pagando però per il suo ‘fastidio’: mi disse che doveva accontentare qualcun altro senza fare nomi. Inizialmente mi chiese 1500 euro, poi ci accordammo per 700 euro: disse che per meno di questa somma la macchina non si sarebbe recuperata”.
La stessa auto fu rubata di nuovo la notte del 20 aprile e ritrovata la sera stessa. “In maniera arrabbiata mi rivolsi anche questa volta a Russo, telefonandogli. Lui ci fece recuperare la macchina senza però farci pagare nulla: la trovammo a Candelaro sempre su indicazione di Russo. Non mi fece nessun nome. So soltanto che doveva comunque rivolgersi ad altre persone”.










