Durante la notte del 19 luglio 2023, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia, supportati in fase operativa anche dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori di “Puglia” e del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno dato esecuzione, a San Severo, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Sicuranza di Foggia, su proposta della Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini, nei confronti di 12 persone, 11 italiane ed una albanese. Cinque in carcere, due ai domiciliari, tre con divieto di dimora e due con obbligo di presentazione alla pg.
I NOMI
In cella Ciro Felice Nardino, Daniele Gemma, Luca Grifa, Antonio Messere e Davide Palumbo. Domiciliari per Giuliano Conca e Sergio Montesano. Divieto di dimora per Raffaele Salcone, Luigi Barra e Abionad Canaj. Presentazione alla pg per Anselmo D’Angelo e Carmine Manicone. Rigettata la richiesta di misura cautelare per altre quattro persone.
La complessa ed articolata indagine in questione, convenzionalmente denominata “Streaming”, è nata dopo i violenti attentati dinamitardi del gennaio 2022 che, tra l’altro, colpirono alcuni esercizi commerciali di San Severo, provocando danni ingenti alle attività e soprattutto mettendo in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica. In relazione a tali gravi eventi delittuosi, come è noto, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia, nel mese di luglio del 2022, arrestarono, a seguito di ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo, i due presunti esecutori materiali, un maggiorenne ed un minorenne, già condannati appunto in primo grado per tali esplosioni. Dalle risultanze investigative raccolte in tale ambito, gli investigatori dell’Arma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, fecero altri approfondimenti, individuando in questo modo, le progettualità delittuose di Ciro Nardino, 52 anni, fratello del boss Franco detto “Kojak” (detenuto), in quel periodo in regime di semilibertà con permesso a svolgere attività lavorative esterne, con alle spalle già diversi anni di detenzione carceraria. Stando all’ordinanza cautelare di 192 pagine, l’uomo avrebbe tentato “in tutti i modi di reinserirsi nel tessuto criminale che conta di San Severo, sovraintendendo a quasi tutte le condotte di rilievo criminale passate in rassegna, approfittando del suo status di semilibero”. L’uomo, ricorda sempre il gip, “è gravato da allarmanti precedenti penali che ne hanno importato una carcerazione ultradecennale”.
Nardino avrebbe gestito i traffici illeciti, in particolare droga, direttamente dall’attività lavorativa, un magazzino, dove si intratteneva nel periodo di semilibertà. La postazione sarebbe stata utilizzata come “copertura – si legge ancora – per riallacciare i rapporti e le cointeressenze con delinquenti di medio ed alto profilo criminale di San Severo, divenuti nel frattempo orfani di clan di riferimento, e ciò soprattutto a seguito delle note operazioni della DDA di Bari denominate DecimaAzione e Decimabis“. Tra gli indagati, inoltre, figura anche il padre del minorenne condannato in primo grado per alcune delle esplosioni provocate ai danni di attività commerciali di San Severo.
I reati contestati – a vario titolo – ai dodici cautelati sono lo spaccio aggravato e continuato di cocaina e hashish, l’estorsione di veicoli e mezzi commerciali ai danni di privati ed aziende, la detenzione ed il porto illegale di armi da fuoco e munizioni, nonché la ricettazione di mezzi di provenienza illecita e di un’arma clandestina.
Nei prossimi giorni, i dodici indagati saranno quindi sottoposti ad interrogatori di garanzia davanti al gip del Tribunale di Foggia. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari; dunque si precisa che, al momento, a carico degli indagati sono stati acquisiti unicamente indizi di colpevolezza, ritenuti dal gip di tale gravità da legittimare l’applicazione delle misure cautelari eseguite. “Si intende quindi affermare infatti come gli indagati non vadano considerati colpevoli fino alla condanna definitiva”, riportano i carabinieri in una nota stampa.
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