Durante i funerali di Daniel e Stefan, i fratellini romeni di 6 e 7 anni morti annegati in un vascone nelle campagne di Manfredonia, è emersa una novità importante sul fronte delle indagini. C’è infatti un indagato nell’inchiesta per omicidio colposo aperta dalla Procura di Foggia in relazione alla morte dei due fratellini.
Il proprietario dell’azienda agricola, a pochi passi dal podere dove risiede la famiglia dei piccoli, è accusato – riporta una nota stampa diramata dagli inquirenti – di omessa custodia e vigilanza dei luoghi dai quali si accede allo specchio d’acqua. Intorno al bacino artificiale vi è una recinzione ma in un punto ci sarebbe un buco dal quale si sarebbero introdotti i bambini.

Almeno tre le piste al vaglio: si sospetta che i fratellini abbiano pensato di fare un bagno per trovare refrigerio dal grande caldo, ma non è da escludere che uno dei due sia scivolato nel vascone costringendo l’altro a buttarsi per salvarlo. Infine, l’ipotesi avanzata dallo zio è quella che stessero giocando con le rane. Nel lontano 2006 ad Arpinova, profonda periferia di Foggia, un bimbo di 11 anni di un campo nomadi morì annegato in un vascone mentre rincorreva una rana. Per questa vicenda venne accusato un imprenditore agricolo proprietario dell’area, ma l’uomo fu assolto in secondo grado nel 2014. I giudici dell’epoca ritennero che i genitori avrebbero dovuto fare maggiore attenzione ai propri figli.
L’appello di Moscone
“Il dolore dei familiari è troppo forte. Non possono tornare a vivere in quel podere. Le istituzioni trovino per questa famiglia una nuova abitazione”. Lo ha chiesto l’arcivescovo di Manfredonia, padre Franco Moscone, nella sua omelia durante i funerali dei fratellini. Il sacerdote ha evidenziato la necessità “per i migranti di un piano serio di accoglienza, che permetta loro di usufruire di case sicure, servizi sociali appropriati ed ambienti comuni per rendere la loro vita dignitosa e degna”.
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