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Home - “Non avevamo i 6 milioni per il Cis”, Centri Padre Pio replicano a Capozza: “Nessun ‘peccato’ per i 14 milioni persi, pensavamo di evitare il fallimento”

“Non avevamo i 6 milioni per il Cis”, Centri Padre Pio replicano a Capozza: “Nessun ‘peccato’ per i 14 milioni persi, pensavamo di evitare il fallimento”

Di Redazione
11 Novembre 2022
in Economia
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Spettabile Redazione, in merito all’intervista realizzata con il Sig. Capozza, pubblicata sul vostro quotidiano online il giorno 8 novembre, dalla quale la Fondazione Centri di Riabiltazione Padre Pio Onlus si sente chiamata in causa, suo malgrado, riteniamo di dover rendere pubbliche alcune precisazioni.

Come giustamente riportato, Il CIS Capitanata prevede un finanziamento totale di 280 milioni. Di questi, 220 milioni sono destinati alla Provincia di Foggia; gli altri 60 milioni suddivisi tra Leonardo, Casa Sollievo e Centri Padre Pio. Di questi ulteriori 60 milioni, 14 sarebbero stati destinati ai Centri Padre Pio, in buona sostanza il 5% del totale. Sarebbe questa minima percentuale ad impedire la crescita del territorio?

Nell’esprimere il suo rammarico per la rinuncia ai 14 milioni, il Sig. Capozza non fa espresso riferimento alla Fondazione ma il contenuto dell’intervista non lascia dubbi al riguardo; inoltre egli utilizza il termine “peccato” che da solo meriterebbe un capitolo a parte ma è risaputo, i titolisti fanno il loro mestiere e sanno bene come catturare l’attenzione. Un’attenzione della quale la Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus ringrazia, se non altro perché consente di chiarire alcuni punti che, sia il Sig. Capozza, sia soprattutto il giornalista, non ritengono essere degni di nota. È evidente come quest’ultimo abbia intenzionalmente incentrato l’intervista sull’Ente dei frati minori Cappuccini della Provincia di Sant’Angelo e Padre Pio, così come è evidente che la notizia è una non-notizia, a quasi un anno dalla rinuncia ufficiale.

La Fondazione è una Onlus, organizzazione non lucrativa di utilità sociale, che ha come unico scopo la solidarietà sociale, e non è in nessun caso votata al profitto. I problemi atavici legati al settore della Medicina Riabilitativa, con tariffe inadeguate e fabbisogni sottostimati per tutti i setting assistenziali, costringono le strutture come la nostra a fare i salti mortali per riuscire in qualche modo a far quadrare i conti.

Nell’intervista si fa riferimento ad un finanziamento che prevedeva una parte a fondo perduto e una parte a carico della stessa, con fondi da reperire (circa sei milioni); si fa riferimento ad una disponibilità da parte della Regione Puglia ad intervenire, in caso di necessità, basandosi su un “Emiliano disse…” che lascia il tempo che trova e poi si parla di “difficoltà interne che ci sono”, utilizzando un “non so” e un “probabilmente” alquanto sconcertanti. Addirittura, il giornalista arriva ad ipotizzare “beghe condominiali” come possibili cause alle quali addebitare le motivazioni di una rinuncia, dolorosa ma inevitabile.

Tutto questo denota un approccio alla questione perlomeno superficiale. Altro che “Bormio del Mezzogiorno” (tutt’al più sarebbe Budrio)! Altro che “nuove assunzioni”! A meno che non si voglia considerare la pandemia come un semplice contrattempo, a meno che non si voglia ignorare la situazione debitoria che la stessa ha generato e con la quale si sono dovuti fare i conti, a meno che non si voglia sorvolare sulle difficoltà di una gestione interna del nostro Ente che, dati gli investimenti effettuati negli anni precedenti, si è dimostrata “un po’ troppo” orientata al futuro, allora sì, forse sarebbe stato un peccato non cogliere l’occasione. Ma questi sono sogni! La realtà, purtroppo, è altra cosa.

“Un peccato” sarebbe stato dover portare i libri contabili in Tribunale e fare istanza di fallimento. “Un peccato” sarebbe stato lasciare senza lavoro centinaia e centinaia di persone, centinaia di famiglie senza mezzi di sostentamento.

“Un peccato” sarebbe stato impoverire ancora di più un territorio che ha tanti problemi da dover affrontare ma tra cui, fortunatamente, non appare quello della Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus.

Non vogliamo che ci vengano riconosciuti meriti particolari ma nemmeno riteniamo giusto ricevere questo tipo di attenzioni. La nostra missione, legata al nome di San Pio, ci impone di operare seguendo il suo esempio, di tutelare la dignità e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e a questo obiettivo puntiamo, profondendo il massimo impegno quotidiano. Tutto il resto, notizie e non-notizie, ci interessano ma solo relativamente.

“Noi siamo facili a chiedere, ma non a ringraziare.”

(Padre Pio)

Pace e Bene.

Nell’intervista citata sono riportate le dichiarazioni del responsabile del Contratto di sviluppo che ha seguito tutto il percorso del progetto presentato dalla Fondazione Centri Padre Pio, dunque non dovrebbero esser prese come “valutazioni superficiali”, a meno che non si reputi il dottor Capozza una persona sprovveduta o poco sincera. Il vostro progetto, peraltro, ci risulta esser stato successivamente riproposto tal quale per il Pnrr tra le proposte del Comune di San Giovanni Rotondo. Casa Sollievo della Sofferenza, inoltre, che notoriamente non naviga in acque limpide sotto il profilo economico-finanziario, sta portando avanti il progetto da 36 milioni di euro per la farmaceutica. Evidentemente riuscendo a trovare la quadra nel cofinanziamento per non perdere una opportunità di sviluppo per il territorio e per offrire servizi migliori ai pazienti. Voi ci avete provato, avete tentato una interlocuzione con le istituzioni per non perdere il finanziamento? Quanto alle “beghe condominiali”, restiamo aperti ad una operazione trasparenza sulle “difficoltà interne” capaci di bloccare un progetto ritenuto “solido” da Roma, al punto da essere finanziato. Restano alcune domande non chiarite nel vostro intervento: perché, a differenza di tutti gli altri, avevate questa urgenza di rinunciare? E perché, se la decisione è stata resa pubblica un anno fa, non l’avete resa pubblica, così come avete fatto per l’ammissione e i contenuti dello stesso?Infine, ci spiace notare l’aggressività della ‘replica’ (non firmata), non proprio nel solco dello spirito di una fondazione religiosa…

Tags: CapozzaCentri Padre PioCisConte Giuseppe
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