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Home - Omicidio colposo, il Riuniti di Foggia condannato a pagare quasi due milioni di euro agli eredi di Saverio Corvino

Omicidio colposo, il Riuniti di Foggia condannato a pagare quasi due milioni di euro agli eredi di Saverio Corvino

Di Redazione
29 Luglio 2021
in Cronaca
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A distanza di quasi dieci anni dalla morte di Saverio Corvino, avvenuta in conseguenza di un banale intervento di polipectomia, il Tribunale di Foggia ha condannato l’Azienda Ospedaliera a risarcire ai parenti della vittima i danni causati dalla negligenza e imperizia del proprio dirigente medico Nicola Muscatiello. Il medico che ha eseguito l’intervento, Nicola Muscatiello, nel 2017 fu sottoposto a procedimento penale, rinviato a giudizio per omicidio colposo, che si concluse con la prescrizione del reato poche settimane prima delle discussioni dei difensori. Il Giudice civile ha condannato l’Azienda Ospedaliero Universitaria ‘Ospedali Riuniti’ al pagamento di 1.800.000 euro oltre rivalutazione e interessi.

Gli errori medici, ascrivibili in particolare al medico che ha eseguito l’intervento e in generale alla struttura nel suo complesso, sono stati diversi: l’intervento è stato eseguito mediante una tecnica sperimentale, rispetto alla quale la comunità scientifica internazionale ha espresso contrarietà proprio in ordine ai possibili effetti collaterali; l’intervento è stato refertato in maniera del tutto scadente e approssimativa; non fu svolto alcun monitoraggio post operatorio; il paziente non è stato informato delle possibili conseguenze, ed anzi invitato ad utilizzare un antidolorifico (il che ne ha ritardato il ricovero e conseguentemente reso inevitabile l’esito letale). A seguito dell’Appello proposto dall’Azienda, la Corte ha respinto l’istanza di sospensiva, se non per una piccola parte della somma.

L’avvocato Michele Vaira ha dichiarato: “Questo processo è emblematico nell’attuale dibattito sulla riforma del processo penale. La fase dibattimentale, che dovrebbe essere centrale nell’accertamento dei fatti, è stata quasi completata a ritmi serrati nei due anni che ci separavano dalla prescrizione, poi purtroppo maturata. Le indagini preliminari, infatti, sono durate quasi cinque anni, e la sola udienza preliminare addirittura un intero anno.
Quando eravamo ormai in dirittura d’arrivo, poi, l’emergenza sanitaria derivante dalla pandemia ha definitivamente stroncato il processo.
L’imputato, nel corso del procedimento, ha cercato di accreditare la sua tecnica quale vera e propria innovazione, presentata al processo in pompa magna attraverso pubblicazioni internazionali. In realtà, quelle stesse pubblicazioni dimostravano il mancato consenso della comunità scientifica internazionale.
Lo stesso perito del Tribunale ha parlato, senza mezzi termini, di imprudente e negligente ‘sperimentazione’. Sarebbe interessante sapere se, ancora oggi, questa tecnica (che prevede l’utilizzo di un farmaco sclerosante) sia effettivamente autorizzata dall’Azienda Ospedaliera e se i pazienti siano informati dei relativi rischi”.

Gli avvocati Michelangelo Metta e Riccardo Icilio Ariostino hanno aggiunto: “Al signor Corvino venne somministrato un modulo per il consenso informato standard, nel quale venne omessa qualunque informazione circa la tecnica sperimentale con la quale l’intervento di polipectomia (routinario ed in day hospital) sarebbe stato effettuato; in più, venne dimesso senza alcuna informazione specifica per la degenza post operatoria da svolgere a casa, degenza terminata tragicamente a causa dell’insorgenza della sepsi causata dalla perforazione intestinale; infine, l’intervento del 118 presso l’abitazione all’indomani dell’intervento chirurgico, privò il sig. Corvino di una fondamentale chance di sopravvivenza, in quanto l’equipe medica sconsigliò il ricovero e raccolse un rifiuto allo stesso senza interpellare il diretto interessato, presente e vigile”.

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Tags: corvinoRiuniti Foggia
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