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Home - “Una bomba ecologica”, l’area ex Enichem torna a far paura. La mano della criminalità dietro quei rifiuti speciali bruciati

“Una bomba ecologica”, l’area ex Enichem torna a far paura. La mano della criminalità dietro quei rifiuti speciali bruciati

Di Redazione
24 Giugno 2021
in Cronaca
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“Attivare ogni possibile azione per garantire la sicurezza dell’area industriale, sotto il profilo ambientale e quello della vigilanza, atteso che gli ultimi avvenimenti potrebbero rappresentare anche un chiaro segnale di interessamento alla zona industriale da parte della criminalità locale e non”. Queste le parole del sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo dopo l’incendio nell’area ex Enichem di Macchia, tra Monte e Manfredonia. Lo scorso 22 giugno una nube di fumo ha investito gran parte del territorio provocando odore acre e tanta preoccupazione tra la cittadinanza. Plastica e rifiuti speciali sono stati accatastati e bruciati da ignoti in un capannone della zona mai entrato in produzione.

D’Arienzo quindi ha scritto alla Prefettura di Foggia, alla Procura di Foggia, al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Puglia, al Consorzio Asi, alla Provincia di Foggia, a Eni Rewind Spa, al Comando Provinciale dei Carabinieri, al Comune di Manfreodonia, all’Ispra, alla Questura di Foggia, al Noe, all’Arpa Puglia, ai Vigili del Fuoco e alla Guardia di Finanza. “La salute e la sicurezza dei cittadini e di chi lavora in quell’area devono rappresentare il bene primario da tutelare”. Poi ha aggiunto: “Il materiale andato a fuoco veniva depositato in loco in maniera illegale da parte di ignoti. Tuttavia i quantitativi scaricati hanno presupposto più viaggi da effettuare con mezzi pesanti, mai notati da alcuno; il sottoscritto intende segnalare lo stato di abbandono e di incuria in cui versano alcune zone dell’area industriale di Monte Sant’Angelo. A detta area si accede in modo indiscriminato senza che ci sia un qualsivoglia presidio o vigilanza che consenta di monitorare gli ingressi e le uscite. Altra situazione incresciosa che si intende segnalare è la presenza di numerosi capannoni dismessi risalenti a società ormai in liquidazione, fallimento, ecc., su cui pendono le relative procedure”.

Pierpaolo D’Arienzo

E ancora: “Più volte il sottoscritto ha segnalato le situazioni di pericolo derivanti dall’abbandono dei rifiuti, nonché il verificarsi di fenomeni di sciacallaggio delle aziende fallite. Esempi tutt’ora presenti e verificabili sono le aree e il capannone della Sif Trade s.r.l. (da dove è partita la situazione emergenziale del giorno 22 giugno), l’Inside del tutto vandalizzata e venduta a pezzi, il capannone della fallita ditta Tec.in s.r.l., una vera e propria ‘bomba ecologica’ stracolma di pneumatici e guaine bituminose e altro materiale altamente infiammabile, l’ex Bmp del cui stabilimento non resta altro che lo scheletro esterno dei capannoni”.

D’Arienzo, “in qualità di sindaco del Comune di Monte Sant’Angelo nel cui territorio insiste detta area industriale ma anche di Autorità Sanitaria Locale e Autorità di Protezione Civile, chiedo che venga attivata subito una task force con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, istituzionali e non. Resto altresì a disposizione per qualsiasi azione che gli organi interpellati intendano attivare, nell’ambito delle competenze ascritte alla propria funzione”. Infine, il primo cittadino chiede “che detto appello venga accolto dalle Autorità interessate, affinché si possa evitare l’insorgenza di situazioni di pericolo a danno delle persone operanti nell’area industriale e per quelle dimoranti nei centri abitati limitrofi, la cui salute e sicurezza devono rappresentare il bene primario da tutelare”.

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Tags: IncendioManfredoniamonte sant'angeloPierpaolo D'Arienzo
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