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Home - Chiude lo storico King Market di Foggia. “È finita un’epoca. La crisi dei consumi uccide i piccoli”

Chiude lo storico King Market di Foggia. “È finita un’epoca. La crisi dei consumi uccide i piccoli”

Di Antonella Soccio
22 Gennaio 2020
in Economia
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Era il 1969 quando il capostipite dei La Torre aprì il suo King Market in via Vittime Civili a Foggia, trasferendosi dal piccolo “quaratino” di via Lucera in un quartiere, allora, di nuove costruzioni. Dal primo gennaio 2020, 51 anni dopo, quel supermercato, diretto dal figlio Paolo La Torre (per tutti Paolino) oggi assessore comunale all’Urbanistica in quota Lega, ha chiuso i battenti, svuotando gli scaffali con l’ultima merce rimasta.

Lo storico punto vendita chiude, in attesa di un compratore che sappia valorizzare la superficie commerciale e anche il brand. La trattativa in atto è con Luigi Giannatempo dei Mercati di Città La Prima, imprenditore in espansione e consigliere camerale per Confesercenti.

Abbiamo incontrato La Torre, che da molto tempo insieme al fratello fronteggiava una crisi che non lascia scampo per le superfici medie cittadine. Per anni il King Market è stato un supermercato di riferimento nella zona e nella città.
“Mio padre comprò qui lo spazio da Rosania, quando il palazzo era stato appena costruito, giù c’è anche un deposito. Riuscì ad ingrandirsi proprio perché poteva stoccare la merce. Abbiamo poi avuto delle fasi di ampliamento, una nel 1986 e poi nel 1990 quando raggiungemmo la superficie attuale, 1000 metri quadrati. Il locale è nostro, ma c’è anche un mutuo sopra. A quei tempi, nel 1969, non c’erano i gruppi di acquisto. C’erano mio padre, i Giuva e la Standa”, racconta l’alimentarista e amministratore.

Che significa oggi chiudere? Perché non ce l’avete fatta? “Le ragioni sono tante, non abbiamo mai avuto una liquidità importante, le banche non hanno più il rapporto personale che c’era un tempo. Noi eravamo clienti dell’allora Banca del Monte oggi Bper, è cambiato un mondo, le banche non fanno più anticipazioni. C’è stata la crisi dei consumi e qui non abbiamo un parcheggio, anche questo incide. Non si sono fatti gli investimenti che servivano. Per sopravvivere, devi spenderci, si è chiusa una fase storica. Spero che chi verrà possa conservare il marchio. Sarà una loro scelta, ma mi auguro possano trattenerlo”.

Eppure ci furono gli anni in cui i La Torre si inserirono in alcune cordate per aprire più punti vendita. “Aprimmo i Crai, in società con altri – racconta -. Avevamo tre supermercati, uno in Via Smaldone, uno in via Castiglione e l’altro in via del Mare. Lavoravano molto. Poi passammo col Conad, ma noi lasciammo quella società e tornammo solo al King Market. Oggi in questo settore o cresci o ti fermi. Le cose per noi come per tanti altri che avevano solo un punto vendita cambiarono nel 1995 con l’apertura dell’Ipercoop e con i loro volantini, perché tanti abitanti delle borgate non venivano più in città a comprare. Dal 2010 in poi con la liberalizzazione ai discount per i piccoli è stato impossibile reggere. Il mercato è saturo, c’è troppa concorrenza e se sei piccolo è una lotta a posizionarsi. Anche al GrandApulia il Sigma non dà i risultati che speravano, il mercato è saturo”.

Paolo La Torre

 

Oggi si assiste infatti, anche se lentamente alle nostre latitudini povere, ad una nuova spinta verso il piccolo negozio. Come spiega Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, in un recente articolo, è compito delle amministrazioni valorizzare il commercio locale di vicinato affinché non si perdano e la qualità e la biodiversità dei prodotti e l’intensità delle relazioni, affinché non si diventi tutti meri cittadini consumatori iperconnessi.

“Noi siamo in ritardo, in America e in Francia si è già tornati alle medie dimensioni, che fanno vivere la città, dobbiamo evitare la desertificazione, bisogna guardare ad una rete diversa. In questo La Prima è all’avanguardia sul nostro territorio e sono destinati ad allargare anche oltre, sono degli ottimi imprenditori, ho preferito trattare con uno del posto”.

Qual era l’alternativa? Uno store cinese? Scherza La Torre: “Non ci ho neppure pensato ai cinesi, sono leghista e non lo darei a loro”. Poi tornando serio: “Non abbiamo mai avuto contatti con i commercianti cinesi. I clienti sono legati a questo punto e sono dispiaciuti quanto me. Per me è importante anche garantire i 10 dipendenti, tra cui c’è anche mio fratello, che dovrebbero tornare a lavorare con chi subentrerà”.

Molti alimentaristi anche a Foggia hanno diversificato trasformando il semplice alimentari in braceria. È accaduto al Martucci con Carni&Affini o anche per i tre soci dei Saporissimi, che si aggiungeranno all’offerta di Campagna Amica in Piazza Piano delle Fosse. Quali erano le possibili diversificazioni che avrebbero salvato l’attività? La Torre è scettico. “Noi creammo il King Food, facevamo pranzi d’asporto, ma forse abbiamo anticipato i tempi, era troppo presto. Alla braceria non ci abbiamo mai pensato, sarebbe diventata un’altra attività, il nostro era un supermercato. Abbiamo avuto una pescheria all’interno, non gestita da noi direttamente, era un servizio che davano alla clientela, il pesce portava più fatturato, ma il fatturato non è detto che porti utili per l’azienda”.

Oggi La Prima potrebbe scegliere il King Market per lanciarsi in maniera ancora più audace nella ristorazione dopo il 13&30. L’idea solo abbozzata è quella di avere una grossa tavola calda con braceria, aperta anche a sera. “La Prima è riuscita in quello che avevamo cominciato negli anni Novanta. Con più punti si fa mercato, altrimenti si viene risucchiati dai discount. La clientela foggiana, anche danarosa, spende molto in quei posti e compra prodotti molto dubbi, pieni di conservanti. Sul mangiare non spenderei mai nei discount. Il prodotto di marca, meglio se italiano e locale, ha un’altra qualità”, conclude.

Tags: Foggiaking marketPaolo La Torre
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