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Home - Lo spettacolo delle Fracchie a San Marco in Lamis. “Unesco riconosca tradizione come patrimonio dell’Umanità”

Lo spettacolo delle Fracchie a San Marco in Lamis. “Unesco riconosca tradizione come patrimonio dell’Umanità”

Di Redazione
15 Aprile 2019
in Eventi
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In un video, tutta l’emozione delle Fracchie di San Marco in Lamis. “È una tradizione antica a cui tutti noi abbiamo legato un mare di ricordi e sentimenti – ha commentato il consigliere regionale sammarchese, Napoleone Cera -.  Uno dei miei sogni è che l’Unesco riconosca questa manifestazione come patrimonio culturale immateriale dell’Umanità”. L’evento è previsto per il prossimo 19 aprile.

Le Fracchie

A San Marco in Lamis il culto verso l’Addolorata nasce tra il Cinquecento ed il Seicento, ma è solo agli albori del Settecento che troverà piena affermazione  grazie, soprattutto, all’opera del Can. Don Costantino Iannacone; a quest’ultimo si deve l’iniziativa di dedicare l’antico lazzaretto dei Santi Vito e Rocco con relativa cappella di San Felicissimo alla Vergine Addolorata. La nuova chiesa, nata alle falde del Monte di Mezzo, in seguito alle “visioni” della Vergine Addolorata  che ebbe don Costantino  diverrà nel tempo il fulcro della vita religiosa e civile dell’intera collettività sammarchese.Nella prima metà del Settecento  l’amore per l’Addolorata,  sempre più intenso e sincero, spinse un gruppo di intrepidi sammarchesi “ad arrolarsi sotto il Manto Sacro della Santissima Vergine  per   indegni   servi,   onde   viepiù   godere   la   di   lei   protezione   facendone   una Congregazione di fratelli e sorelle”. Il  26  agosto  1749  venne  convocata  “ad  sonum  campanae”  la  prima  assemblea ufficiale  della  Confraternita  nella  quale  si elessero  gli Officiali.  La Confraternita decise di dotarsi di una divisa, molto semplice, consistente in un camice di tela blu e di uno Statuto approvato da S.M. Carlo III di Borbone il 30 luglio 1753; il Regio assenso sarà confermato e ratificato il 24 febbraio 1780.

Agli albori dell’Ottocento  l’accresciuto culto mariano aveva raggiunto tutti gli strati della popolazione,  pertanto,  la cappella  settecentesca  era divenuta  angusta  per accogliere  i fedeli che accorrevano alle sacre funzioni; dopo alcuni preventivi e lunghe discussioni nell’assemblea del 15 settembre 1833 fu scelta l’ipotesi di costruire una seconda navata simile a quella esistente.
Uniti al culto dell’Addolorata sono i Riti della Settimana Santa in modo particolare la processione con le “fracchie” solita farsi il venerdì Santo.
Le fracchie inizialmente erano piccole torce che servivano ad illuminare il cammino alla Madonna Addolorata  che  “extra  moenia”  giungeva  al centro  urbano  per  essere  ospitata  nella Collegiata. L’origine delle fracchie è molto antica e il primo loro impiego nelle processioni dell’Addolorata potrebbe farsi risalire al 1824, anno in cui il Vescovo di Manfredonia concedeva alla Confraternita di  officiare  il  Giovedì  Santo  e  quindi  di fare  la  processione. Nel 1873,  il Vescovo di  Foggia riconosceva  alla sola Arciconfraternita  dei Sette Dolori la possibilità  di compiere la processione della Madonna Addolorata con le fracchie. L’ipotesi più plausibile della nascita della processione della Madonna accompagnata dalle fracchie è quella secondo cui siccome la chiesa della Vergine Addolorata si trovava fuori le mura e non era illuminata, fossero necessari dei mezzi di illuminazione affinché potesse svolgersi la processione serale della Settimana Santa. Le fracchie, in quel periodo, avevano un’utilità pratica per muoversi nel buio della notte, essendo oggetto prettamente strumentale all’ illuminazione.  La costruzione delle fracchie partiva quindi dalla necessità del popolo di San Marco di illuminare la notte, utilizzando ed adattando piante che avevano a disposizione. L’uso della fracchia venne utilizzato fino agli inizi del Novecento quando in paese vennero montati i primi lampioni pubblici. Nel ventesimo secolo molte relazioni riportano che le fracchie erano tantissime, se ne contavano più di trecento, trasportate a mano o individualmente. Una data fondamentale è il 1925, quando una ricca proprietaria di San Marco, donna Michelina Gravina, fece costruire in segno di grande devozione dai suoi garzoni una maestosa fracchia, che per la sua mole non poteva essere portata a mano e quindi venne montata su delle ruote di carro. Ci furono proteste da parte delle confraternite,  ma l’autorità comunale autorizzò a trasportare la fracchia durante la processione.

Da quell’anno si iniziò a realizzare fracchie su ruote. La processione dell’ Addolorata con le fracchie venne spostata al Venerdì Santo sera, quando la messa rievocante l’ Ultima Cena venne spostata al tardo pomeriggio del Giovedì Santo nel 1954. A partire dai primissimi anni ’60 le fracchie iniziarono ad assumere dimensioni gigantesche, sfociando in gare di orgoglio e bravura. Le fracchie più grandi erano solitamente quelle degli imprenditori di legna, carbone e calce, che raggiungevano un diametro di circa 250 cm. Nel 1961 la pro loco regolamenta la costruzione delle fracchie, perché ormai divenute troppo grandi e pericolose. A volte le fiaccole arrivavano a pesare anche 100 quintali, e con le loro lingue di fuoco creavano danni e disordini, eliminando l’aspetto devozionale che aveva caratterizzato fin dalle origini la nascita di questa processione. Così dagli anni 80 in poi per garantire la sicurezza si inizia a regolamentare con limiti rigidissimi  le dimensioni delle fracchie.

(fonte: lefracchie.eu)

Tags: FoggiafracchiegarganoSan Marco in Lamis
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