Diciotto mesi alla guida della Prefettura, oltre cento Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, cinque commissariamenti di Comuni e un’intensa attività di coordinamento tra istituzioni e forze dell’ordine.
Con il raggiungimento dell’età pensionabile il prefetto Paolo Giovanni Grieco lascia Foggia, con non poca commozione, tracciando il bilancio di un’esperienza che definisce intensa e che, ammette, lo ha visto anche “difendersi da un populismo imbarazzante”.
Nel suo commiato, Grieco ha rivendicato il lavoro svolto in questi diciotto mesi, respingendo l’idea che le richieste del territorio siano rimaste inascoltate. “Nessuno degli esposti arrivati dalle associazioni è rimasto lettera morta”, ha assicurato, pur ricordando come non sia stato possibile allargare il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica alle associazioni, perché la normativa non lo consente. “Forse qualcuno se lo aspettava, ma non si può”.
Uno dei temi centrali è stato quello della sicurezza urbana. “Non abbiamo mai trascurato nulla”, ha ripetuto più volte il prefetto, citando l’istituzione delle zone a vigilanza rafforzata a Foggia e Cerignola, i controlli ad alto impatto pianificati con la Questura e la decisione di spostare il contingente dell’Esercito da Borgo Mezzanone al quartiere Ferrovia. “Tutto quello che si poteva fare è stato fatto”, ha sottolineato.
Grieco ha ricordato anche l’intensificazione delle misure contro l’ondata di assalti ai bancomat, attraverso il potenziamento degli strumenti di difesa passiva e un’attività investigativa che ha portato, in diversi casi, all’arresto dei responsabili. Sul fronte del contrasto alle infiltrazioni mafiose ha evidenziato il ricorso alle interdittive antimafia, definite uno strumento essenziale per tutelare la libera concorrenza, e ha fatto riferimento a importanti operazioni che hanno consentito di disvelare fenomeni criminali.
Il prefetto ha invitato però a evitare letture semplicistiche della realtà foggiana. “Foggia è una città come tante altre del Paese, soffre di una presenza significativa della criminalità organizzata, che certamente condiziona il territorio, ma non è una città allo sbando né una città abbandonata”. Ha ricordato come sei omicidi in un anno rappresentino un dato che non può essere sottovalutato, pur precisando di non aver registrato una recrudescenza dei fenomeni mafiosi rispetto al passato. “Esiste ancora, non è stata debellata del tutto”.
Accanto all’azione repressiva, Grieco ha insistito sul concetto di sicurezza urbana come costruzione di condizioni favorevoli per la comunità. “Noi dobbiamo aumentare la percezione della sicurezza”, ha spiegato, evidenziando che il problema non può essere affrontato soltanto aumentando il numero delle forze dell’ordine. In questo senso ha ricordato gli investimenti sulla videosorveglianza sostenuti dal Ministero dell’Interno e l’attenzione costante del ministro Matteo Piantedosi verso il territorio foggiano.
Tra i risultati rivendicati figurano anche il dialogo con gli amministratori locali e la presenza costante nei Comuni della provincia. “Abbiamo organizzato circa cento Comitati, abbiamo risposto ai sindaci, visitato molti Comuni e spesso abbiamo riunito gli organismi per la sicurezza direttamente sui territori”. Un lavoro svolto, ha aggiunto, in piena sintonia con Procura e forze di polizia, parlando di “un’ottima intesa” tra tutte le istituzioni coinvolte.
Ampio spazio anche al rapporto con il mondo della scuola e della cultura. Grieco ha ricordato gli incontri con gli studenti, dal dibattito con i ragazzi di Cerignola alla visita delle classi della Foscolo in Prefettura. “Abbiamo dato risposte non asettiche, perché noi siamo parte del territorio”. Per il prefetto, i giovani della Capitanata dimostrano una particolare consapevolezza dei problemi e comprendono il ruolo di una Prefettura che, ha ricordato, “non è armata”, ma svolge soprattutto una funzione di coordinamento.
Nel suo intervento non è mancata una riflessione sulle potenzialità della provincia. Grieco ha parlato del grande patrimonio storico e culturale della Capitanata, dalla civiltà dei Dauni alle opportunità economiche ancora da valorizzare, invitando la società civile a spingere affinché le amministrazioni investano maggiormente nella cultura. Ha espresso apprezzamento anche per il contributo dell’Università di Foggia, delle compagnie teatrali, delle associazioni di categoria e degli interlocutori economici, definiti “validi, affidabili e preparati”.
Uno sguardo è stato dedicato anche al PNRR. Secondo il prefetto, molti progetti erano “molto ambiziosi e belli”, ma difficilmente realizzabili nei tempi fissati. Non ha parlato di un’occasione mancata, quanto piuttosto di una programmazione che sin dall’inizio presentava tempi troppo ristretti, come dimostrano anche le difficoltà incontrate nella realizzazione delle strutture destinate ai lavoratori stagionali.
Ripercorrendo il proprio percorso professionale, Grieco ha ricordato i trent’anni trascorsi a Rieti e l’esperienza alla Direzione investigativa antimafia, oltre agli incarichi ricoperti a Roma e a Vibo Valentia. L’arrivo a Foggia, ha confessato, fu “una sorpresa” e rappresentò “un riconoscimento del lavoro svolto”, perché si ritenne che la sua esperienza potesse essere utile in una delle prefetture più delicate d’Italia.
Sul futuro della Prefettura ha spiegato che, in attesa della nomina del successore, da settembre le funzioni saranno affidate al vicario. “Foggia è una città troppo importante per essere lasciata vacante a lungo, è una realtà operativa”.
Infine, il saluto personale. “C’è una fase della vita che inizia, la pensione, e sono felice”. A Rieti lo aspettano nuovi impegni, tra cui la presidenza del Lions Club, ma lascia la Capitanata con un messaggio di fiducia. “Ho trovato una comunità che vuole affrancarsi. A volte qui c’è un atteggiamento troppo critico, sembra che non vada mai bene niente. Io invece ho conosciuto tanti sindaci attenti, una società civile matura e tanta voglia di intervenire. È un grande segnale di cambiamento”.











