Fa discutere la presenza della selva di antenne per telecomunicazioni sui tetti cittadini. Ogni città racconta la propria storia attraverso ciò che si vede e ciò che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, raramente viene osservato. Le piazze, le chiese, il porto, i palazzi storici e il lungomare costituiscono il volto più noto di Manfredonia. Esiste però un’altra città, meno appariscente ma altrettanto reale: quella delle reti, delle connessioni, delle infrastrutture tecnologiche che rendono possibile la vita contemporanea. Fra queste le antenne, quelle singole per tv, ma soprattutto i tralicci carichi di congegni anche sofisticati per la ricetrasmissione dei segnali via etere. Attraverso essi transitano milioni di dati, immagini, documenti e conversazioni che uniscono persone, imprese e istituzioni in tempo reale. Rappresentano una infrastruttura essenziale di una città moderna.
Manfredonia è il tipico esempio di città affollata da una selva di antenne. La loro presenza passa tuttavia pressoché inosservata, finché un nuovo impianto non suscita interrogativi, discussioni e preoccupazioni. E tante domande, su quella che si scopre essere una “città invisibile”, ma reale, con le sue regole, i controlli, la trasparenza operativa. E la polemica si accende. Scintilla è un traliccio issato nell’area portuale del molo di ponente.
“E tutti gli altri sparsi sul territorio, impiantati a terra o innalzati sui condomini?” È l’interrogativo incalzato. “Ci sono regolamenti, leggi che ne disciplinano l’installazione? Sono rispettate? Ci sono i controlli? E infine, c’è un piano cittadino? Sono tra le domande ricorrenti.
Per quello del porto è in corso una azione amministrativa per verificare la correttezza della installazione. “A seguito delle nostre richieste di verifica della autorizzazione paesaggistica, la concessione per quella antenna è stata impugnata dalla Regione che ha chiesto al Comune di revocarla e quindi l’Autorità di sistema portuale ora deve revocare la propria autorizzazione perché basata su presupposto falso” sostengono Innocenza Starace e Alfredo De Luca di “Europa Verde”, che hanno chiesto al Comune di lavorare per la redazione di un Piano antenne.
La situazione di Manfredonia merita una analisi specifica per il progressivo incremento delle stazioni per la telefonia mobile, del potenziamento delle reti 4G e 5G. Non esiste un elenco comunale consultabile. Vi è il Catasto regionale delle sorgenti elettromagnetiche gestito dall’ARPA Puglia. Nel centro urbano sono presenti numerose stazioni radio base installate sui tetti di edifici privati, su immobili di proprietà degli operatori, su strutture tecniche specifici. Molte di esse sono poco visibili perché mimetizzate. Particolarmente impressionante la torre per telecomunicazioni affollatissima di antenne dedicate della centrale telefonica in pieno centro abitato.
L’installazione di un’antenna non è un’attività lasciata alla discrezionalità dei gestori. Esiste un articolato sistema di norme nazionali e regionali che disciplina autorizzazioni, controlli e limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, cercando di conciliare il diritto alla comunicazione con la tutela della salute e dell’ambiente. Molte delle antenne presenti in città sono installate sui tetti degli edifici condominiali. Questa scelta solleva interrogativi di natura giuridica, economica e tecnica: chi decide? quali diritti hanno i condomini? quali obblighi gravano sui gestori?
Le antenne non possono essere installate ovunque: devono rispettare la normativa urbanistica comunale, le norme antisismiche, le verifiche statiche dell’edificio, i limiti elettromagnetici nazionali, gli eventuali vincoli paesaggistici o monumentali. Un aspetto spesso poco considerato è l’effetto cumulativo. La legislazione vigente affida all’ARPA il ruolo fondamentale di monitorare i campi elettromagnetici. Ci sono dei report?












