L‘ipotesi investigativa è che i killer sapessero esattamente quando sarebbe rientrato a casa. Una circostanza che rende ancora più inquietante l’agguato costato la vita ad Antonello Scirpoli, 35 anni, conosciuto a Vieste con il soprannome di “Musulin”, assassinato nella tarda serata di venerdì in località Defensola mentre percorreva in scooter la strada verso la propria abitazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, due sicari lo avrebbero atteso nei pressi di casa e avrebbero aperto il fuoco poco dopo le 22, l’orario entro il quale Scirpoli era obbligato a rientrare per rispettare le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. Sei le fucilate esplose. Per il 35enne non c’è stato nulla da fare nonostante il tempestivo intervento dei sanitari del 118.
L’inchiesta è stata immediatamente affidata alla Direzione distrettuale antimafia di Bari, che indaga su un delitto ritenuto riconducibile al contesto della criminalità organizzata garganica.
Il passato giudiziario della vittima
Scirpoli era stato arrestato nel dicembre 2022 con l’accusa di aver favorito la latitanza del compaesano Gianluigi Troiano detto “u’ minorenne” storico braccio destro dell’ex boss Marco Raduano, entrambi oggi collaboratori di giustizia.
Secondo l’accusa, avrebbe accompagnato la moglie di Troiano a un incontro con il latitante durante il periodo in cui quest’ultimo si sottraeva alla cattura dopo l’evasione dagli arresti domiciliari.
Il 27 giugno 2024 il Tribunale di Foggia lo aveva condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso. La pena era stata successivamente ridotta a quattro anni in appello e, nell’autunno del 2025, era tornato in libertà dai domiciliari perché prossimo al termine della pena, mantenendo però l’obbligo di permanenza in casa dalle 22 alle 7.
Proprio quell’obbligo, secondo una delle piste investigative, potrebbe aver consentito ai sicari di conoscere con precisione i suoi spostamenti.
Voleva chiedere un’estensione dell’orario
Secondo quanto emerso, Scirpoli avrebbe avuto intenzione di chiedere alla magistratura una modifica delle prescrizioni, con lo spostamento dell’orario di rientro a mezzanotte per poter lavorare nel settore alberghiero.
La sera dell’agguato aveva trascorso alcune ore nella pizzeria gestita dalla compagna e stava tornando verso casa per rispettare il provvedimento dell’autorità giudiziaria quando è stato raggiunto dai colpi di fucile.
Le indagini della Dda
I carabinieri hanno già eseguito numerose perquisizioni e ascoltato amici e familiari della vittima nel tentativo di ricostruire gli ultimi movimenti e individuare il movente dell’omicidio.
Al momento non risultano effettuati accertamenti con lo stub su possibili sospettati.
Nelle principali inchieste sulla criminalità organizzata viestana, il nome di Scirpoli compare sostanzialmente soltanto nel procedimento relativo al presunto favoreggiamento della latitanza di Troiano.
Anche il collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, ex esponente del clan Li Bergolis-Miucci, aveva fatto riferimento a Scirpoli nei propri verbali, raccontando di averlo conosciuto in carcere e di aver parlato con lui della situazione della criminalità organizzata a Vieste e della latitanza di Troiano.
Il timore di una nuova escalation mafiosa
L’omicidio riporta inevitabilmente alla memoria la lunga guerra di mafia che tra il 2015 e il 2022 ha insanguinato Vieste, con numerosi omicidi, tentati agguati e regolamenti di conti.
L’ultimo delitto di mafia nella cittadina garganica risaliva al 26 aprile 2019, quando venne assassinato Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, esponente del gruppo di scissionisti alleato ai montanari Li Bergolis e rivale del clan capeggiato da Raduano.
Negli ultimi mesi, però, alcuni episodi avevano già fatto riaffiorare la preoccupazione di una possibile recrudescenza della violenza: il tentato omicidio di marzo scorso di Danilo Notarangelo, parente del boss ucciso Angelo Notarangelo detto “Cintaridd” e il ferimento di Hechmi Hdiouech a giugno, quest’ultimo per il quale è stato arrestato un diciassettenne.
Il sindaco Giuseppe Nobiletti ha ricordato di aver già manifestato alle forze dell’ordine, nei mesi scorsi, le proprie preoccupazioni per segnali che lasciavano intuire possibili nuovi movimenti negli ambienti della criminalità organizzata locale.












