La mafia voleva prendersi il Foggia Calcio, questo è emerso dalle accuse formulate dalla DDA – e accolte dai giudici – contro gli imputati Marco Lombardi, 49 anni, Fabio Delli Carri, 48 anni e Massimiliano Russo, 50 anni. Oggi a Bari i giudici hanno inflitto le condanne di primo grado al termine del rito abbreviato: 7 anni, due mesi e 20 giorni di reclusione per Lombardi, 5 anni e 10 mesi a Delli Carri, 5 anni e 6 mesi a Russo. Accolte in toto le richieste della pm Bruna Manganelli. Motivazioni tra 90 giorni.
Al centro del processo la figura di Marco Lombardi, ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla della “Società Foggiana”, considerato dall’accusa l’istigatore degli atti intimidatori nei confronti dell’ex patron dei rossoneri, Nicola Canonico, principale bersaglio delle pressioni criminali, attaccato pesantemente anche attraverso numerosi video pubblicati sui social dall’imputato.
I tre condannati erano accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e diversi episodi di danneggiamenti, relativi al presunto tentativo della criminalità organizzata foggiana di estendere il proprio controllo sul Foggia Calcio (la società sportiva è sottoposta da maggio 2025 alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria, primo caso in Italia). Nel procedimento Nicola Canonico, il figlio Emanuele Canonico e la C.N. Holding s.r.l. (società ex proprietaria del club) si sono costituiti parti civili. Nicola Canonico e la società hanno chiesto un risarcimento danni di 3 milioni di euro; il figlio 500mila euro. Nell’ambito dello stesso procedimento una quarta persona, il 48enne Danilo Mustaccioli, è a processo con rito ordinario dinanzi al Tribunale di Foggia.
Secondo l’impianto accusatorio, gli imputati, tra giugno 2023 e maggio 2024, avrebbero messo in atto, a vario titolo e con diversi ruoli, una serie di atti intimidatori nei confronti della proprietà: tra questi un ordigno sotto l’auto del figlio di Canonico, ma anche del capitano, del capo ultras e dei dirigenti della squadra con l’obiettivo di costringere l’imprenditore a cedere il club o ad esaudire le pressanti richieste di Lombardi&co, assunzioni in società o altri favori.









