Torna al centro del dibattito cittadino la questione della balneazione libera in località “Acqua di Cristo“, a Manfredonia, dove, secondo l’associazione Ambiente Nautilus, un nuovo tratto di scogliera sarebbe stato sottratto alla libera fruizione dei cittadini a seguito della realizzazione di uno stabilimento balneare privato, nello specifico un solarium.
Una vicenda che l’Immediato aveva già sollevato nelle scorse settimane, evidenziando le preoccupazioni legate alla progressiva riduzione degli spazi pubblici destinati alla balneazione.
La denuncia di Ambiente Nautilus
In una nota firmata da Enzo Renato, l’associazione punta il dito contro l’attuale amministrazione comunale, ritenendo insufficiente la sua azione a tutela dell’accesso libero al mare.
Pur ricordando che la concessione per il nuovo stabilimento balneare è stata rilasciata dalla precedente amministrazione di centrodestra, Ambiente Nautilus giudica “sconcertante” che l’attuale giunta di centrosinistra non si sia opposta alla perdita di un ulteriore tratto di costa destinato alla balneazione pubblica.
Secondo l’associazione, la situazione penalizzerebbe soprattutto le fasce economicamente più deboli della popolazione, che vedrebbero restringersi ulteriormente gli spazi gratuiti per l’accesso al mare.
Il richiamo ai precedenti sul litorale sipontino
Nel comunicato viene richiamato anche quanto accaduto negli anni passati con la trasformazione della scogliera del Villaggio dei Marinai a Siponto, sacrificata, secondo Ambiente Nautilus, per la realizzazione del porticciolo turistico.
L’associazione esprime inoltre preoccupazione per i futuri progetti urbanistici sul fronte mare, sostenendo che il rischio sia quello di privilegiare nuovi interventi edilizi e strutture private a discapito della fruizione pubblica della costa.
“Serve una svolta nella tutela del bene comune”
Ambiente Nautilus collega infine la vicenda al più ampio tema della gestione del territorio e della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche.
Nel documento si ricorda come il 2026 coincida con il cinquantesimo anniversario del disastro Enichem, sostenendo che la città non abbia ancora completato il proprio percorso di rinascita ambientale ed economica e chiedendo una maggiore tutela del patrimonio costiero e degli spazi pubblici.













