Torna a far discutere uno dei tratti più delicati del lungomare di Manfredonia. A riaccendere l’attenzione è un’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune il 25 luglio 2023 per la realizzazione di un solarium con pedane, servizi igienici e area bar – lavori al momento in corso – nella zona di viale Miramare “Acqua di Cristo”, un’area che negli ultimi anni è stata più volte al centro di polemiche urbanistiche, procedimenti amministrativi e battaglie giudiziarie.
L’atto riguarda una concessione richiesta da Michelangelo Santoro e si inserisce in un procedimento amministrativo iniziato diversi anni fa, ben prima del rilascio dell’autorizzazione finale che sarebbe in ogni caso priva della valutazione da parte della Soprintendenza sull’impatto paesaggistico (silenzio-assenso).
Una pratica iniziata nel 2017
Dalla documentazione emerge che l’istanza originaria risale al dicembre 2017. In un primo momento il progetto aveva incontrato il parere negativo della Soprintendenza e il successivo diniego del Comune di Manfredonia.
Il richiedente aveva quindi impugnato gli atti davanti alla giustizia amministrativa, ottenendo successivamente una pronuncia favorevole del Consiglio di Stato.
La sentenza, notificata nel 2022, ha infatti annullato sia il parere ostativo espresso dalla Soprintendenza sia il provvedimento comunale di diniego, consentendo la riapertura del procedimento.
L’iter si è poi concluso con il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica nel luglio 2023.
Il via libera durante l’amministrazione Rotice
L’autorizzazione porta la data del 25 luglio 2023, periodo in cui il Comune era guidato dall’amministrazione dell’allora sindaco Gianni Rotice, parente di Santoro.
Dagli atti, tuttavia, non emerge che il progetto sia nato durante quel mandato amministrativo. Al contrario, la documentazione evidenzia come la pratica fosse stata avviata diversi anni prima e abbia attraversato più fasi amministrative e giudiziarie prima di arrivare al provvedimento conclusivo.
Le prescrizioni contenute nell’autorizzazione
Il via libera riguarda strutture definite amovibili e stagionali.
Tra le prescrizioni contenute nell’autorizzazione figura l’obbligo di rimuovere integralmente le opere entro il 31 ottobre di ogni anno. È inoltre previsto il divieto di realizzare fondazioni in cemento nel sottosuolo e di installare elementi che possano compromettere la permeabilità visiva dell’area.
L’intervento autorizzato è descritto come compatibile sotto il profilo paesaggistico, sulla base delle valutazioni effettuate dagli uffici competenti e della Commissione Locale per il Paesaggio.
Un’area segnata dalle polemiche
Al di là della legittimità formale dell’iter amministrativo, il tema continua a suscitare attenzione per il contesto nel quale si inserisce.
La stessa fascia costiera è stata infatti protagonista negli anni di numerose contestazioni relative a strutture e installazioni ritenute incompatibili con il paesaggio, alcune delle quali finite sotto sequestro o successivamente rimosse a seguito di contenziosi e provvedimenti amministrativi.
Proprio per questo motivo, ogni nuovo intervento nell’area viene osservato con particolare attenzione da cittadini, associazioni e operatori del territorio.
Tra sviluppo turistico e tutela del paesaggio
La vicenda riporta al centro un tema che da anni divide il dibattito cittadino: il difficile equilibrio tra valorizzazione turistica del waterfront e tutela di uno dei tratti più sensibili del litorale sipontino.
Da una parte la necessità di dotare la città di servizi e strutture in grado di accrescere l’offerta turistica; dall’altra l’esigenza di preservare il paesaggio costiero e garantire il rispetto delle norme urbanistiche e ambientali.
Un confronto che, alla luce delle polemiche del passato e della storia amministrativa dell’area, sembra destinato a proseguire anche nei prossimi mesi.













