“Vuole essere pregata”. Si esprime così, in maniera abbastanza stizzita, rude e sprezzante, un maggiorente del campo largo sulla sindaca dimissionaria del Comune di Foggia, Maria Aida Episcopo. No comment invece dal dominus del PD, l’assessore regionale Raffaele Piemontese, che, ha assicurato, si pronuncerà soltanto a crisi risolta. In un verso o nell’altro.
La linea però è stata fissata nel corso della riunione dei capigruppo di maggioranza: chiedere formalmente a Episcopo di ritirare le dimissioni e consentire l’approvazione del bilancio. Un documento condiviso che punta a congelare, almeno per ora, la resa dei conti politica e a riportare l’attenzione sulle scadenze amministrative più urgenti.
L’azzeramento della giunta può attendere. La posta in gioco, sostengono i partiti della maggioranza, è troppo alta per lasciare il Comune impantanato in una crisi senza sbocco. Sul tavolo ci sono i progetti legati ai fondi del PNRR, i tempi della macchina amministrativa e il rischio che settimane di paralisi finiscano per produrre danni ben più profondi delle tensioni interne alla coalizione. A cominciare dall’emergenza monnezza. La città è ricolma di rifiuti in tutti i quartieri.
Dietro l’appello all’unità, però, resta una convinzione diffusa: la vicenda ha ormai superato i confini cittadini. La crisi è diventata una questione romana, seguita con attenzione dai vertici dei partiti che compongono il campo largo. E proprio per questo nessuno, nonostante l’ottimismo di facciata, si sente di dare per scontato il passo indietro della sindaca.
Il nodo, raccontano diversi osservatori, non è soltanto politico. È soprattutto personale. Gli atteggiamenti tenuti nelle ultime settimane e alcune esternazioni affidate ai social hanno alimentato l’impressione di una gestione poco incline alla mediazione.
Anche tra coloro che auspicano una ricomposizione prevale il realismo. L’eventuale ritiro delle dimissioni sarebbe la soluzione della crisi o una tregua fragile?








