La prima banda era stata smantellata. Le indagini dei carabinieri avevano già individuato i componenti del gruppo specializzato negli assalti ai bancomat con gli ordigni esplosivi artigianali. Eppure, secondo la Procura della Repubblica di Foggia, il nome che continua a comparire al centro dell’inchiesta è sempre lo stesso: Ivan Ameri, 20 anni da compiere il prossimo ottobre, nato nel capoluogo dauno e residente a Borgo Mezzanone..
Già indicato come promotore, organizzatore e capo della precedente associazione per delinquere, Ameri avrebbe dimostrato una straordinaria capacità di riorganizzazione, riuscendo a ricostruire in pochi mesi una nuova squadra criminale dopo che il primo sodalizio era stato colpito dalle operazioni dell’Arma.
La nuova ordinanza cautelare racconta infatti la nascita di un secondo gruppo operativo che, pur cambiando alcuni protagonisti, avrebbe continuato ad utilizzare gli stessi metodi: auto rubate o noleggiate, basi logistiche, sopralluoghi, marmotte esplosive e assalti agli sportelli automatici.
La nuova squadra di Ameri
Per il colpo alla Banca Alta Toscana di Quarrata, in provincia di Pistoia, gli investigatori individuano accanto ad Ameri nuovi sodali come Andrea Cordisco, Enea Dervishi e Gaetano Lopes. Una formazione diversa rispetto a quella già coinvolta nelle precedenti indagini ma che, secondo l’accusa, avrebbe agito sotto la stessa regia criminale.
Le intercettazioni mostrano Ameri mentre coordina gli spostamenti, impartisce istruzioni e controlla perfino i movimenti delle pattuglie delle forze dell’ordine.
Quando Lopes lo avvisa del passaggio dei carabinieri vicino all’obiettivo, Ameri ordina: “Seguili un altro pò, vedi dove vanno”.
Pochi minuti dopo, ricevuta la conferma che la pattuglia si è allontanata, gli dice: “Tu resta in giro, perché qua hai notato com’è? È un pò brutto”.
Per gli investigatori non è il comportamento di un semplice esecutore, ma di chi dirige l’operazione e prende le decisioni.
Il colpo in Toscana e il denaro sequestrato
Nella notte del 17 gennaio 2026 il gruppo entra in azione a Quarrata. Le telecamere immortalano i soggetti incappucciati mentre piazzano le marmotte all’interno dello sportello automatico.
L’assalto riesce.
Ma durante il viaggio di ritorno verso la Puglia, Ameri e Cordisco vengono fermati dalla Polizia Stradale nei pressi di Arezzo. All’interno della Peugeot sulla quale viaggiano vengono trovati oltre 18mila euro in contanti, nascosti nell’auto e ancora impregnati dall’odore dell’esplosione.
“Veramente tutto ci hanno tolto?”
Le intercettazioni successive fotografano la reazione del gruppo. Quando Ameri e Cordisco incontrano Enea Dervishi, quest’ultimo domanda: “Veramente tutto ci hanno tolto quelli?”. Ameri risponde: “Sull’autostrada”.
Poi passa immediatamente alla gestione economica della situazione: “Mi dai mille euro a me e mille euro a lui”. Secondo gli investigatori si tratta della ridistribuzione delle quote del bottino rimaste nelle disponibilità degli altri complici.
“Spegni tutto e butta tutto”
Ancora più eloquente è una telefonata tra Ameri e Lopes dopo il controllo della polizia. Lopes vuole sapere se gli agenti abbiano preso nota del numero di telefono.
Quando apprende che il cellulare è stato visionato, si mostra preoccupato: “Va bene dai, spegni, butta tutto, io ora butto tutto”.
Una conversazione che, per gli inquirenti, dimostrerebbe la consapevolezza di essere coinvolti nell’attività criminale.
Le nuove leve e i preparativi per altri assalti
Ma è nelle intercettazioni più recenti che emerge la capacità di Ameri di rigenerare continuamente il gruppo.
Accanto ai nomi già noti compaiono infatti nuovi soggetti, tra cui Denis Cara e Michele Montesano, impegnati nella preparazione di ulteriori assalti.
In una conversazione del 10 marzo 2026 i due discutono della disponibilità di una Volkswagen Golf GTI da utilizzare per un colpo e delle vetture necessarie per gli spostamenti operativi.
Ma soprattutto parlano dei “badadi”, termine che gli investigatori ritengono riferito agli scheletri delle marmotte esplosive.
Cara, visibilmente irritato, avverte Montesano: “Dai vedi per piacere fratello, i badadi, se non ha fatto i badadi prende botte”.
Pochi minuti dopo, in una seconda telefonata, emerge che tre “badadi” erano già pronti, ma ne servivano altri tre. Gli investigatori ritengono che si trattasse proprio delle strutture metalliche necessarie per assemblare le marmotte utilizzate negli assalti agli Atm. Nella stessa conversazione si parla anche di candelotti da cui ricavare la polvere pirica da inserire negli ordigni.
Elementi che, secondo la Procura, dimostrano come il gruppo stesse preparando nuovi colpi con le stesse modalità operative già utilizzate in passato.
Una banda che si rigenerava dopo ogni colpo
È proprio questo l’aspetto che colpisce maggiormente nell’inchiesta. Le indagini descrivono un’organizzazione capace di rigenerarsi continuamente. Ogni volta che arresti e sequestri colpivano alcuni componenti, altri soggetti subentravano nei ruoli operativi.
Al centro, secondo l’accusa, sarebbe rimasto sempre Ivan Ameri.
Un giovane che, nonostante le precedenti operazioni dei carabinieri e le misure cautelari già emesse, avrebbe continuato a tessere rapporti, reclutare nuovi complici e organizzare assalti ai bancomat in diverse regioni d’Italia, mantenendo il ruolo di punto di riferimento della nuova banda.













