Nuovo sviluppo nell’inchiesta sull’omicidio di Filippo Scavo, il giovane ucciso nella notte del 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie. Nelle prime ore di oggi i carabinieri del Comando Provinciale di Barletta-Andria-Trani hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari nei confronti di un giovane residente nel Barese, ritenuto gravemente indiziato di aver partecipato all’azione criminale culminata nel delitto.
Il provvedimento arriva a distanza di un mese dal primo blitz che, il 5 maggio scorso, aveva portato al fermo di altri tre indagati, successivamente raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Individuato il misterioso “Ignoto 2”
Le indagini condotte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei carabinieri di Trani hanno consentito di identificare quello che negli atti investigativi era indicato come “Ignoto 2”.
Determinanti sono state l’analisi dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni alla discoteca, la sincronizzazione delle immagini, le attività tecniche di intercettazione, i riconoscimenti fotografici effettuati da persone informate sui fatti e ulteriori riscontri investigativi.
Secondo gli investigatori, il giovane fermato avrebbe svolto un ruolo centrale nella preparazione e nell’esecuzione dell’agguato.
Il presunto ruolo nell’omicidio
La ricostruzione della Dda sostiene che l’indagato avrebbe favorito l’ingresso dei complici all’interno della discoteca e successivamente il loro rientro armato dopo un primo tentativo di aggressione avvenuto all’esterno del locale.
In particolare, avrebbe aperto la porta in ferro dell’accesso denominato “D”, consentendo al gruppo di fare nuovamente ingresso nel Divine Club.
Subito dopo si sarebbe trattenuto nei pressi dell’ingresso per verificare la presenza di eventuali persone nelle vicinanze e poi sarebbe rientrato all’interno della struttura per supportare l’azione degli altri partecipanti.
La fuga dopo i colpi di pistola
Secondo l’impostazione accusatoria, mentre all’interno del locale venivano esplosi i colpi che hanno raggiunto mortalmente Filippo Scavo, il giovane avrebbe mantenuto un ruolo operativo nell’ambito del piano criminale.
Terminata l’azione, sarebbe uscito rapidamente dalla discoteca per raggiungere la Lancia Y utilizzata dal gruppo e si sarebbe messo alla guida del veicolo utilizzato per la fuga.
Per gli investigatori il suo contributo non sarebbe stato marginale ma determinante per il collegamento tra le varie fasi dell’agguato.
“Una figura di cerniera”
Nella ricostruzione degli inquirenti, il fermato rappresenterebbe una sorta di “soggetto di cerniera” tra il gruppo armato e la vittima, tra l’esterno e l’interno del locale e tra l’esecuzione materiale dell’omicidio e la successiva fuga.
La sua posizione, secondo la Dda, deve essere valutata nell’ambito di un’unica sequenza criminosa che comprende l’avvicinamento del gruppo, l’individuazione del bersaglio, il primo tentativo di aggressione, il rientro armato nel locale, l’esecuzione dell’agguato e l’allontanamento dal luogo del delitto.
Contestata anche la minaccia ai testimoni
Le indagini avrebbero inoltre documentato condotte successive all’omicidio ritenute finalizzate a influenzare le dichiarazioni di alcune persone informate sui fatti.
Secondo gli investigatori sarebbero state esercitate pressioni per minimizzare o negare circostanze ritenute rilevanti per l’inchiesta.
Al giovane vengono contestati il concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione mafiosa, il concorso nella detenzione e nel porto illegale di armi da fuoco in luogo pubblico e il reato di minaccia finalizzata al favoreggiamento personale.
Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nelle successive fasi processuali.











