La Regione Puglia accelera sul contenimento dei parrocchetti monaci, i cosiddetti “pappagalli verdi” che da anni stanno invadendo campagne e città pugliesi provocando danni sempre più pesanti all’agricoltura. È stato infatti sottoscritto l’accordo tra Regione Puglia e Università degli Studi di Bari, attraverso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente, per le attività di monitoraggio e gestione della specie aliena invasiva Myiopsitta monachus.
Contestualmente sono state approvate le “Prime linee di indirizzo per la gestione, il controllo e la rimozione dei nidi sul territorio della Regione Puglia”, un provvedimento che punta a definire protocolli operativi per intervenire nelle situazioni considerate più critiche.
Via alla rimozione dei nidi
Le linee guida prevedono procedure specifiche per la rimozione dei nidi, criteri di selettività per la tutela della biodiversità autoctona e modalità di smaltimento del materiale rimosso secondo la normativa sanitaria vigente.
La Regione tratta ufficialmente il parrocchetto monaco come specie aliena invasiva e sta predisponendo procedure straordinarie per intervenire nei casi di pericolo per la pubblica incolumità, danni alle infrastrutture e gravi conseguenze per le colture agricole.
Dal 20 maggio partirà inoltre la formazione specifica destinata a cacciatori abilitati e proprietari di fondi privati, finalizzata alle future attività di controllo della popolazione dei parrocchetti.
Secondo quanto spiegato da Coldiretti Puglia, entro maggio 2026 sarà attivato un corso regionale per formare operatori autorizzati anche all’utilizzo di sistemi di cattura con reti e gabbie-trappola e, dove previsto dalla normativa, a interventi di contenimento selettivo tramite sparo.
Le uova dovranno essere distrutte immediatamente, mentre i nidiacei saranno sottoposti a soppressione eutanasica da personale specializzato secondo le indicazioni dell’Ispra.
“Danni enormi ai frutteti”
Soddisfazione è stata espressa da Gennaro Sicolo, presidente di Cia Agricoltori Italiani di Puglia.
“Si tratta di un passo in avanti fondamentale che la nostra organizzazione chiedeva da tempo”, ha dichiarato Sicolo. “Questo provvedimento affronta un problema enorme: la proliferazione senza controllo di una specie che negli ultimi anni sta causando danni enormi alle colture agricole”.
I parrocchetti monaci, originari del Sudamerica, si sono ormai diffusi in gran parte del Barese e dell’Area Metropolitana di Bari. Sono particolarmente ghiotti di mandorle, fichi e ciliegie, ma attaccano anche pesche, albicocche e uva da tavola.
Secondo le organizzazioni agricole, i volatili devastano germogli e frutti nella fase più delicata della crescita e danneggiano persino gli impianti di irrigazione per abbeverarsi.
L’invasione partita da Molfetta
L’invasione dei pappagallini verdi sarebbe iniziata oltre vent’anni fa a Molfetta, per poi estendersi progressivamente verso Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Santo Spirito, Bitonto, Palo del Colle, Binetto e fino all’Alta Murgia.
A favorire la diffusione della specie sarebbero stati anche i cambiamenti climatici e la cosiddetta tropicalizzazione del clima.
Secondo Coldiretti Puglia, i parrocchetti monaci sono ormai diventati una minaccia concreta per l’agricoltura regionale. I pappagalli riescono infatti a rompere il guscio legnoso delle mandorle estraendo il frutto con la lingua, lasciando sugli alberi prodotti inutilizzabili.
Attualmente in Puglia sono coltivati oltre 19mila ettari di mandorleti, pari al 35% della superficie nazionale, con una produzione che supera i 264mila quintali.
L’allarme delle organizzazioni agricole
Per Cia e Coldiretti il problema dei parrocchetti si inserisce in un’emergenza più ampia legata alla fauna selvatica e alle specie invasive.
“È necessario ripristinare una situazione di equilibrio ambientale che da molti anni non c’è più”, ha aggiunto Sicolo, citando anche storni, cinghiali e lupi tra le specie che stanno causando danni crescenti alle campagne.
Secondo Coldiretti Puglia, i danni complessivi provocati dalla fauna selvatica e invasiva in regione superano ormai i 35 milioni di euro.









