Una mafia capace di mantenere unita la propria struttura economica anche tra batterie storicamente rivali, di garantire stipendi agli affiliati detenuti e di consolidare alleanze strategiche tra Foggia e il Gargano per il controllo criminale dell’Alto Tavoliere. È il quadro delineato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bari dopo il maxi blitz eseguito nelle scorse ore contro estorsioni, armi e traffico di droga.
A tracciare il profilo dell’organizzazione mafiosa foggiana è stata la pm della Dda Bruna Manganelli, magistrata impegnata da anni nelle principali inchieste contro la criminalità organizzata della Capitanata, dalle operazioni “Decimabis” e “Game Over” fino alle più recenti indagini.
“Proventi condivisi tra le batterie mafiose”
Secondo la pm antimafia, uno degli elementi centrali emersi dall’indagine riguarda la gestione della cosiddetta “cassa comune”, alimentata con i soldi delle estorsioni e delle altre attività criminali.
“Affluire proventi in cassa comune per sostenere associati e detenuti. Poi anche per dividere i proventi”, ha spiegato Manganelli, sottolineando come le batterie Moretti e Sinesi-Francavilla continuassero a condividere risorse economiche e strategie.
“Dazione di veri e propri stipendi e spartizione dei proventi tra le batterie Moretti e Sinesi-Francavilla. ‘Io sono di una famiglia, tu dell’altra, ma dividiamo insieme'”, ha aggiunto il magistrato citando una intercettazione ed evidenziando un sistema criminale strutturato e organizzato capace di superare le rivalità interne quando si tratta di mantenere gli equilibri mafiosi sul territorio.
Il peso dei collaboratori di giustizia
Per la Dda, un ruolo decisivo nell’inchiesta sarebbe stato svolto dai recenti collaboratori di giustizia. Manganelli ha parlato di dichiarazioni “convergenti” provenienti sia da appartenenti alle batterie foggiane sia da pentiti legati alla mafia garganica.
“Fondamentali i collaboratori di giustizia recenti, con dichiarazioni convergenti da parte di membri delle due batterie ma anche di collaboratori dell’asse garganico”, ha spiegato.
Un elemento ritenuto cruciale dagli investigatori per ricostruire gli assetti mafiosi attuali e i rapporti tra le organizzazioni criminali operanti tra Foggia, Gargano e Alto Tavoliere. Decisive le rivelazioni dei foggiani Giuseppe Francavilla e Carlo Verderosa e dei garganici Matteo Pettinicchio e Danilo Della Malva.
Il duplice omicidio di Apricena e gli equilibri del Gargano
Sul fronte della mafia garganica è intervenuto anche il pm della Dda Giuseppe Gatti, magistrato con una esperienza importante alla Direzione nazionale antimafia e profondo conoscitore delle dinamiche criminali del Gargano.
Gatti ha fatto riferimento al duplice omicidio di Apricena, indicando tra i protagonisti figure ritenute di primo piano negli assetti criminali del territorio.
“Abbiamo l’autista Luigi Ferro e Matteo Lombardi già al 41 bis, esponenti di primo piano della criminalità organizzata del Gargano”, ha dichiarato.
Secondo il magistrato, insieme a Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, già arrestati per gli stessi fatti lo scorso anno, rappresenterebbero elementi apicali della mafia garganica.
“Valenza strategica per l’egemonia criminale”
Per il pm antimafia, il duplice omicidio di Apricena avrebbe avuto una precisa “valenza strategica”.
“Si tratta di esponenti apicali della mafia garganica insieme a Scirpoli e La Torre”, ha spiegato Gatti, parlando di un’azione finalizzata a “sancire la primazia egemonica di foggiani e garganici nell’area dell’Alto Tavoliere e sul clan Di Summa-Ferrelli”.
Una lettura investigativa che confermerebbe, secondo la Dda, l’esistenza di rapporti consolidati tra i gruppi mafiosi foggiani e le organizzazioni criminali del Gargano per il controllo degli assetti criminali della provincia. Dalle carte sono infatti emersi contatti tra il gruppo di Lombardi e il clan Moretti di Foggia. L’azione sarebbe stata studiata per favorire l’espansione nel territorio dei Di Summa-Ferrelli del “figlioccio” di Rocco Moretti, il sanseverese Angelo Bonsanto.









