Una lunga marcia tra bandiere della pace, striscioni, famiglie, studenti e associazioni per ribadire un messaggio netto contro guerre, odio e riarmo. Si è conclusa oggi la XIII edizione della Marcia Emmaus-Amendola, appuntamento diventato ormai simbolo del movimento pacifista pugliese e nazionale.
Per due giorni Foggia è stata “capitale della pace”, ospitando incontri, dibattiti e iniziative promosse dal Coordinamento provinciale Capitanata per la Pace e dalla Rete dei Comitati per la pace di Puglia, con la partecipazione di numerose realtà nazionali tra cui Emergency, Pax Christi, Un Ponte Per e Rete Italiana Pace e Disarmo.
“Torniamo a casa con un desiderio più forte di pace”
A segnare la conclusione della manifestazione sono state le parole condivise dai promotori e dai partecipanti al termine della marcia.
“Oggi, tornati a casa dopo questa marcia, portiamo con noi non solo la fatica del camminare insieme, ma un cuore più deciso, un desiderio più forte di pace”.
Un messaggio che ha attraversato l’intera manifestazione e che ha richiamato la necessità di contrastare non soltanto i conflitti armati, ma anche odio sociale, disuguaglianze, mafie, razzismo e povertà.
“La cultura dell’odio prenderà sempre più spazi con il rischio che dai social scenda nelle piazze, nelle strade e nelle scuole”, hanno sottolineato i promotori, ribadendo però “la certezza che la violenza non è mai un’alternativa, ma sempre una sconfitta per tutti”.
Il corteo verso Amendola
La marcia è partita nella mattinata di oggi dalla Comunità Emmaus, in località Guiducci, lungo via Manfredonia, per raggiungere dopo circa dieci chilometri l’aeroporto militare di Amendola.
Il corteo ha attraversato le campagne foggiane con la partecipazione di giovani, lavoratori, famiglie e rappresentanti del mondo associativo e religioso.
Presenti, tra gli altri, don Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, e Alfio Nicotra, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo.
La base di Amendola è stata scelta simbolicamente dai promotori per il suo ruolo strategico nelle attività militari e nei sistemi di comando legati ai droni e agli F35.
Gli appelli contro riarmo e guerre
Durante la due giorni sono state rilanciate diverse richieste rivolte ai governi italiani ed europei.
Tra queste, la richiesta di chiarimenti sul coinvolgimento delle basi militari pugliesi nei conflitti internazionali e lo stop all’utilizzo delle strutture da parte degli Stati Uniti.
I promotori hanno inoltre chiesto “all’Italia e all’Europa un ruolo di mediazione che le svincoli dalla Nato” e il blocco dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e Israele.
Nel documento finale spazio anche a richieste legate al welfare e ai servizi pubblici: investire le risorse destinate al riarmo in sanità, istruzione, transizione ecologica e politiche sociali.
“La pace va costruita ogni giorno”
Nel corso degli interventi è stato più volte richiamato il pensiero di Papa Francesco e di don Luigi Ciotti.
“Fare la pace richiede più coraggio che fare la guerra”, è stato ricordato citando il Pontefice.
Mentre don Ciotti è stato richiamato per l’idea di una pace da “sporcare”, cioè da costruire quotidianamente attraverso gesti concreti di responsabilità civile.
“Non vogliamo una pace di convenienza, ma una pace che restituisca dignità a chi è stato calpestato”, hanno affermato i partecipanti.
Foggia centro del movimento pacifista
La manifestazione è stata accompagnata ieri dal convegno “Azioni di pace e nonviolenza” ospitato al Palazzetto dell’Arte di Foggia, con interventi dedicati ai temi della Palestina, del disarmo e delle strategie nonviolente.
Anche il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, ha voluto condividere pubblicamente un messaggio legato ai valori della marcia, richiamando il bisogno di pace, giustizia e responsabilità collettiva.
La due giorni si chiude così con un appello rivolto non solo alla politica ma anche ai singoli cittadini: “La pace è un lavoro quotidiano che passa attraverso le scelte della scuola, delle famiglie, delle associazioni e delle istituzioni. È un cammino che dobbiamo percorrere tutti”.












