A quasi un mese dall’omicidio del personal trainer Dino Carta, il delitto avvenuto il 13 aprile alle 21.58 in via Caracciolo, a Foggia, continua ad essere avvolto dal massimo riserbo investigativo. Gli inquirenti mantengono il più stretto silenzio sugli sviluppi dell’inchiesta, mentre proseguono gli accertamenti tecnico-scientifici e le analisi sui video e sugli audio registrati nei momenti precedenti agli spari.
Al momento, la pista privilegiata – forse l’unica realmente battuta dagli investigatori – resta quella legata alla morte di un 39enne pregiudicato foggiano precipitato da un’impalcatura il 22 ottobre 2023 nello stesso stabile di via Caracciolo 7 dove abitavano sia la famiglia Carta che i genitori dell’uomo deceduto.
La pista della vendetta
Il 39enne, noto alle forze dell’ordine, era stato arrestato nel 2021 nell’ambito dell’operazione antidroga “Ultimo Avamposto 2”, maxi inchiesta sul narcotraffico tra Foggia e il Marocco. In primo grado era stato condannato a quattro anni e sei mesi, mentre successivamente in appello era stato dichiarato il non luogo a procedere per la morte sopraggiunta.
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, la famiglia dell’uomo avrebbe maturato la convinzione che i Carta possano avere avuto una qualche responsabilità nella caduta mortale avvenuta nel 2023.
Un elemento che gli investigatori starebbero valutando riguarda anche la tempistica dell’omicidio di Dino Carta, avvenuto il giorno successivo al compleanno del 39enne morto. La famiglia del pregiudicato sarebbe solita ricordare il congiunto sui social nei giorni legati al compleanno o all’anniversario della morte.
Su TikTok alcuni parenti avrebbero inoltre pubblicato, anche nei giorni precedenti e successivi al delitto, frasi considerate dagli investigatori quantomeno ambigue, come: “Tempo al tempo e che soddisfazione devo togliermi” oppure una più datata “Chi male fa, male aspetti… Le cattiverie tornano sempre al mittente, io mi siedo e aspetto, mica ho fretta”.
Le perizie foniche e il percorso del sospettato
Tra gli aspetti centrali dell’inchiesta ci sono le perizie foniche sui dialoghi registrati poco prima dell’omicidio. Secondo una prima ricostruzione, il killer avrebbe pronunciato la frase: “Capisci, se cambi idea ti ammazzo”, mentre Dino Carta avrebbe risposto: “Mi ammazzi mo?”.
Restano invece dubbi su un’altra frase che sarebbe stata pronunciata poco dopo gli spari: “Non ti vengo a disturbare più, te lo giuro”. Gli investigatori starebbero cercando di chiarire soprattutto la parola “disturbare”, che nei file audio non apparirebbe perfettamente intellegibile.
Nell’audio emergerebbe anche la frase “due colpi in petto”, altro elemento su cui si starebbe concentrando il lavoro degli specialisti incaricati delle analisi tecniche.
C’è poi il percorso del presunto killer, ovvero la figura ripresa in un video mentre si avvicina al luogo del delitto a bordo di una bici elettrica. Questa persona avrebbe poi imboccato, dopo la sparatoria, via D’Azeglio, perdendo nel frattempo il caricatore, e proseguendo la corsa in viale Ofanto, fino a raggiungere la zona di via Martiri di via Fani.
Gli accertamenti scientifici
Da quanto si apprende, sarebbero stati effettuati controlli sugli abiti della vittima richiesti dalla famiglia “per puro scrupolo”, nella convinzione che possa esserci stato un contatto ravvicinato tra Dino Carta e il killer, anche senza una vera e propria colluttazione.
Nessuna novità ufficiale trapela invece su eventuali impronte trovate sul caricatore dell’arma o sui bossoli repertati sulla scena del delitto. Il silenzio investigativo, tuttavia, non escluderebbe che siano emersi elementi utili alle indagini, ma semplicemente che tali informazioni vengano mantenute riservate per esigenze investigative.
Nessun testimone si è fatto avanti
Resta inoltre il mistero sui possibili testimoni. Nei filmati acquisiti dagli investigatori si vedrebbero una giovane donna passare a piedi nei pressi della scena del crimine e uno scooter transitare pochi istanti dopo gli spari.
Nonostante gli appelli lanciati nelle scorse settimane, però, nessuno si sarebbe ancora fatto avanti con elementi utili all’inchiesta.
Il precedente del 2023
La morte del 39enne precipitato dall’impalcatura di via Caracciolo aveva creato forte tensione già nei giorni immediatamente successivi ai fatti. Secondo quanto emerso, la famiglia Carta avrebbe lasciato temporaneamente l’abitazione per timore di possibili conseguenze.
L’uomo, secondo la ricostruzione investigativa, in quel periodo aveva lasciato la propria abitazione e preso una stanza nel bed and breakfast presente nello stabile. Sarebbe stato sotto effetto di sostanze stupefacenti e si sarebbe introdotto nell’appartamento dei genitori di Dino Carta. Una volta scoperto, nel tentativo di fuggire sarebbe scivolato dall’impalcatura precipitando nel vuoto.
A quasi un mese dall’omicidio, il delitto di via Caracciolo resta dunque senza un colpevole ufficiale, mentre gli investigatori continuano a lavorare nel massimo riserbo per ricostruire movente, dinamica e identità dell’assassino.









