Di quando in quando l’idea viene fuori. A formalizzarla questa volta è la senatrice daunia Anna Maria Fallucchi, che ha presentato una interrogazione a risposta scritta, al Ministro delle infrastrutture e del trasporti, con la quale sollecita una revisione dell’attuale assetto amministrativo relativo alla giurisdizione marittima di quelle isole Diomede, assise nel mare Adriatico, a un tiro di schioppo dalla costa del Gargano.
La Fallucchi parla di “revisione”. In effetti il Comune delle isole Tremiti, pur rimanendo a far parte della provincia di Foggia, si è visto trasferire le competenze marittime dalla Capitaneria di porto di Manfredonia a quella del molisano Termoli. Il trasferimento è stato formalizzato nei primi anni del Duemila.
Un cambio di rotta dovuto non già a seguito di eventi particolari, ma per effetto della riorganizzazione amministrativa della Guardia costiera-Capitanerie di Porto, maturata tra la fine degli Anni ’90 e i primi del 2000. Un cambio che tuttavia suonò come un castigo per Manfredonia che non era riuscita a dare continuità operativa al tradizionale collegamento marittimo con quelle che rimangono una appendice naturale di Manfredonia: un legame che non ha saputo alimentare con opportune politiche essenzialmente legate al truismo.
A quel punto, di fatto rinunciataria Manfredonia a stabilizzare con opportune e sostanziali iniziative quel collegamento storico-affettivo, hanno prevalso gli aspetti, più che politici, funzionali e operativi per assicurare a quelle isole e dunque ai suoi abitanti, la necessaria coordinazione con le istituzioni e non solo, sulla terra ferma. Termoli peraltro ha sempre mantenuto attivi rapporti con quelle isole a ragione anche della minore distanza dalla costa pugliese, soli 22 miglia nautiche contro le trenta da Manfredonia. Una prossimità geografica e logistica che ha giocato a favore del porto molisano storicamente legato con Tremiti che ha gradualmente intensificato i collegamenti marittimi anche per secondare il flusso turistico che ha privilegiato quella rotta, ma anche per assicurare una gestione più lineare e tempestiva delle attività SAR (ricerca e soccorso), vigilanza sulla pesca e tutela ambientale, rapidità negli interventi.
A fronte di tanto attivismo al passo dei tempi, non c’è stata una analoga presa d’atto del cambiamento strutturale dei tempi, da parte di Manfredonia, al punto che anziché cercare di adeguarsi e mantenere quel legame storicamente accreditato, ha progressivamente affievolito l’interesse per le Tremiti fino a scomparire del tutto. Il baricentro amministrativo e marittimo si è andato spostando da Manfredonia a Termoli. Un distacco sancito con il trasferimento delle competenze a Termoli. A ricordare nostalgicamente quella presenza un tempo familiare, è arrivato, nel 2019, il film “Isole dalle acque verdi” dei manfredoniani Franco Mastroluca e Gigi Giuffrida.
È completamente scomparso come d’emblée, tutto un meraviglioso retaggio di collegamenti con navi come la famosa “Daunia” che ha assicurato il collegamento quotidiano dal 1965 al 1988, rimpiazzata dalla motonave “Pola”. Collegamenti istituzionali prima ancora che turistici. Delle mini crociere costeggiando il Gargano. A questa fase storica proseguita a singhiozzo, con servizi stagionali, effettuati con vari traghetti ed anche con aliscafi, fino al 2009, quando è cessato ogni collegamento e quindi ogni interesse per le Tremiti, nel frattempo divenuta sempre più meta preferita del gran turismo, che ha intensificato i contatti con Termoli e Vieste.
Da qualche anno sono stati attivati dei collegamenti marittimi stagionali con armatori privati, grazie al contributo della Regione Puglia attivato dal consigliere rappresentante Manfredonia. Anche per quest’anno è stato annunciato un contributo opportunamente incrementato per un servizio traghetto per luglio e agosto. Una presenza del tutto informale, un servizio fine a sé stesso, che non incide, non affronta il problema che non è circoscritto al solo servizio di collegamento ancorché parziale e provvisorio, ma richiama ambiti ben più vasti e onerosi e che semplicisticamente si può riassumere con la mancanza di quell’utenza che le radici nel movimento turistico che da queste parti latita clamorosamente.
E allora la proposta della senatrice Fallucchi, ancorché ammantata di buona volontà, poggia su presupposti del tutto effimeri. E vorremmo tanto ci sbagliassimo.












