Non solo una vittima di un agguato ancora senza movente, ma un uomo profondamente radicato nella sua comunità. Foggia continua a piangere Annibale Carta, per tutti Dino, il personal trainer 42enne ucciso a colpi di pistola, ricordato da chi lo conosceva come una persona “a modo”, dedita alla famiglia, allo sport e alla fede.
Una famiglia spezzata
Al centro del dolore c’è soprattutto la sua famiglia. Dino si era sposato appena due anni fa con la moglie Sara e lascia due figlie: una ragazzina di 12 anni e una bambina di pochi mesi.
Un legame forte, raccontato anche dalle immagini sui social e dalle parole di chi lo frequentava ogni giorno. Una vita familiare serena, costruita passo dopo passo, interrotta improvvisamente in una sera qualunque.
Il mondo dello sport
Professionista stimato, Dino lavorava in alcune delle palestre più conosciute della città, in particolare la “FitActive” di viale degli Aviatori e aveva collaborazioni con società sportive locali. Il fitness era la sua passione e il suo lavoro, ma anche un modo per costruire relazioni e accompagnare tante persone nel loro percorso.
Colleghi e clienti lo ricordano come un istruttore preparato, sempre disponibile e attento, capace di unire competenza e umanità.
L’impegno nella parrocchia
Ma la sua vita non si fermava alla palestra. Dino era molto attivo anche nella parrocchia San Francesco Saverio, dove svolgeva attività di volontariato.
“Serviva messa come ministrante ed era sempre disponibile e attento per tutto”, ha raccontato il parroco don Giulio. Un impegno costante, vissuto con discrezione, che lo rendeva un punto di riferimento anche nella comunità religiosa.
Il ricordo dei vicini
Il ritratto che emerge è unanime. “Lo vedevo spesso la sera, ci incrociavamo portando a spasso i nostri cani. Era una persona a modo come non se ne vedono tante”, racconta un vicino.
Parole semplici che restituiscono l’immagine di una quotidianità fatta di gesti normali, di incontri casuali e di relazioni genuine.
Una comunità ferita
Amici, colleghi e fedeli si sono stretti attorno alla famiglia, condividendo incredulità e dolore. “Era la persona più buona del mondo”, dicono in tanti.
Una perdita che attraversa mondi diversi – famiglia, sport, parrocchia – uniti oggi da un unico sentimento: lo sgomento per una vita spezzata troppo presto.
Mentre le indagini proseguono, Foggia si raccoglie nel ricordo di Dino, un uomo che aveva costruito la sua esistenza sulla semplicità, sull’impegno e sull’amore per gli altri.











