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Home - Landini a Foggia per il No alla riforma Nordio: “È un attacco all’indipendenza della magistratura”

Landini a Foggia per il No alla riforma Nordio: “È un attacco all’indipendenza della magistratura”

Auditorium della Camera di Commercio gremito per l’iniziativa della Cgil sul referendum del 22 e 23 marzo. Con il leader nazionale anche Antonio Decaro: “Questa riforma non serve ai cittadini”

Di Antonella Soccio
13 Marzo 2026
in Foggia, Immediato TV, Politica
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Partecipazione delle grandissime occasioni nell’auditorium della Camera di Commercio per l’appuntamento organizzato dalla Cgil sulle ragioni del No al referendum sulla Riforma Nordio del prossimo 22 e 23 marzo con il segretario nazionale Maurizio Landini, il governatore Antonio Decaro, il giudice Alessandro Diella promotore dei comitati per il No, il prof Gianpaolo Impagnatiello e la professoressa Madia D’Onghia.

“Questo è un referendum che vuole mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura – ha detto il leader del sindacato – questa riforma non incide sulla giustizia per far funzionare meglio la giustizia occorre ridurre i tempi dei processi, per far questo devi fare assunzioni, stabilizzare i precari, devi investire su tecnologie, ragionare su cosa vuol dire un giusto processo. Tutto questo non c’è, vogliono semplicemente con lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura avere sotto controllo i magistrati. Questo è un governo che pensa di poter fare quello che gli pare perché ha vinto le elezioni, un governo deve governare con le regole democratiche della nostra costituzione, non è che deve comandare. E oggi mettere in discussione le regole della nostra costituzione è sbagliato, non siamo d’accordo. Noi come Cgil siamo coerenti, abbiamo detto no quando la voleva cambiare Berlusconi, abbiamo detto no quando la voleva cambiare Renzi, perché per noi la Costituzione viene prima dei governi e dei partiti e non va stravolta. Quello che si vede è un accanimento verso la magistratura”.

L’incontro in sala ha toccato poco i punti salienti della riforma, i relatori, Decaro compreso, si sono concentrati sul valore ideologico del no alla riforma costituzionale.

Il segretario territoriale della Cgil Gianni Palma ha ricordato i 9 padri costituenti di Capitanata: Giuseppe Di Vittorio (PCI), Luigi Allegato (PCI), Giuseppe Imperiale (PCI), Vincenzo Fioritto, Ruggero Grieco (PCI), Raffaele Pio Petrilli (DC), Gerardo De Caro (DC), Raffaele Recca(DC) e Luigi Renato Sansone.

Nel tribunale foggiano sono 167 le unità in servizio a fronte delle 214 previste. “La riforma non incide sulle lungaggini burocratiche, ma è un attacco all’autonomia e alla indipendenza della magistratura”, ha osservato Palma.

“Sono qui per dire con chiarezza il mio no, il mio voto è quello di un cittadino che esprime il dissenso. A chi serve questa riforma? Non riduce i tempi della giustizia – ha rimarcato Decaro -. A noi del centrosinistra non serve nemmeno domani quando avremo l’onore di guidare il Paese. Non è utile a questo Paese. I cittadini da Vieste a Santa Maria di Leuca mi chiedono lavoro, una sanità migliore, trasporti, sicurezza. Non ho trovato uno che mi chieda che i membri del CSM siano scelti col sorteggio. Voglio rafforzare il potere della politica sulla magistratura? La mia risposta è no. La giustizia deve servire ai cittadini e non alla politica”.

Antonio Diella con toni anche umoristici ha argomentato sulle contraddizioni della riforma. “È iniziato il tempo della grida, quando si ha paura di perdere si cominciano a dire cose fuori dalla realtà. È evidente il pericolo di uno slittamento dei poteri a favore della politica sulla magistratura. La magistratura è perfetta? No, insieme dobbiamo costruire regole nuove, anche per i magistrati devono valere le regole. Ci vuole una capacità di organizzazione che non può uscire dalla tombola per sorteggio. Ci dicono che siamo dei nostalgici e diciamo sempre di no di fronte ad una modifica della costituzione. No, non siamo persone del passato, proprio perché siamo persone del futuro vogliamo che la giustizia sia un diritto per tutti e sempre. Non è una chiamata alle armi, ma un appello”.

Tecnico l’intervento del docente Impagnatiello. “È la prima volta che una riforma esce dai 4 passaggi parlamentari indenne. È stato un lungo monologo di deputati e senatori delle opposizioni e dall’altra parte. È la prima volta che la costituzione si riforma con un atto del governo e che la magistratura viene messa sotto attacco dalla funzione governativa. È la prima volta che si dice che una riforma crea attorno alla politica una forma di impunità”.

Quanto a Landini, il sindacalista, nella sua unica tappa pugliese sul referendum, a Foggia in realtà ha avuto una giornata intensa, non solo la visita a Borgo Mezzanone con le comunità di migranti che vivono nel ghetto della pista, ma anche diverse assemblee con gli iscritti alla Cgil di Iveco Group FPT in zona Asi nello stabilimento della ex Sofim, assemblee concepite per turni e settori.

Sui ghetti, che in Capitanata hanno perso oltre 100 milioni di euro di PNRR, Landini ha le idee chiare. “A Borgo Mezzanone ciò che si poteva fare non è stato fatto – ha detto -, erano stati stanziati soldi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per fare in modo che si uscisse dalla logica dei ghetti e per far emergere il lavoro nero e perché una attività strategica per questo territorio che è l’agricoltura venisse fatta bene. Tutto questo non è avvenuto, c’è una responsabilità politica abbastanza precisa e molte situazioni non risolte. Questo fallimento non si può scaricare sui Comuni, questa questione deve avere carattere nazionale, è importante che anche i Comuni e le regioni si occupino dei ghetti ma non può essere sostitutivo di quello che deve fare lo Stato o di quello che non sta facendo il Governo. Combattere il lavoro nero e il caporalato e fare in modo che si promuova la legalità è una questione nazionale e noi ci muoveremo come Cgil in questa direzione».

Tra le vertenze calde della provincia di Foggia c’è senza dubbio l’indotto metalmeccanico. Nel 2026 sono stati annunciati investimenti in Iveco e nuove commesse.

“È stata una assemblea molto partecipata, molto importante, discussa, abbiamo ragionato sul futuro dell’azienda – ha specificato Landini -. Come è noto a tutti è in corso una discussione su un cambio di proprietà ed è chiaro che abbiamo reso esplicita la necessità che questa non sia una cosa che passa sotto silenzio ma ci sia bisogno di un coinvolgimento del governo per dare garanzie affinché questa sia una operazione che salvaguardia le attività e le competenze industriali di tutto il gruppo Iveco e naturalmente siamo preoccupati per quello che sta succedendo nel settore dell’automotive perché vediamo il rischio di disimpegno e di deindustrializzazione di quella che è una attività strategica che ha fatto grande il nostro Paese”.

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Tags: Antonio DecaroCamera di CommerciocapitanatacgilFoggiaGiustiziamagistraturaMaurizio LandiniPoliticareferendum riforma Nordio
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