Dal 7 al 14 febbraio 2026, New Orleans ha ospitato il 78° Congresso annuale dell’American Academy of Forensic Sciences (Aafs), la più importante e prestigiosa organizzazione mondiale nel campo delle scienze forensi. In questa cornice d’eccellenza, l’avvocato Michele Vaira, penalista foggiano e Membro Fellow dell’Accademia, è stato l’unico non americano chiamato a presiedere una sessione scientifica: la sezione Jurisprudence, dedicata ai profili giuridici delle scienze forensi.
L’American Academy of Forensic Sciences: un’istituzione di riferimento mondiale
Fondata il 18 gennaio 1948 e con sede a Colorado Springs (Colorado), l’Aafs rappresenta da quasi ottant’anni il punto di riferimento internazionale per i professionisti delle scienze forensi. L’Accademia conta membri provenienti da oltre 70 paesi e si articola in undici sezioni disciplinari: Antropologia, Criminalistica, Scienze digitali e multimediali, Ingegneria e scienze applicate, Jurisprudence, Odontologia, Patologia e biologia, Psichiatria e scienze comportamentali, Documenti contestati e Tossicologia.
Gli obiettivi dell’Aafs sono la promozione della professionalità, dell’integrità e della competenza nel settore forense, il sostegno alla ricerca scientifica, il miglioramento delle pratiche investigative e il rafforzamento della collaborazione tra scienza e sistema giudiziario. L’Accademia pubblica il Journal of Forensic Sciences, rivista scientifica peer-reviewed di riferimento mondiale, e ha istituito organismi come la Forensic Science Education Programs Accreditation Commission (Fepac) e l’Academy Standards Board (Asb) per l’accreditamento dei programmi formativi e lo sviluppo di standard professionali.
La presentazione: “Fiction vs Science: il caso Yara Gambirasio”
Michele Vaira, insieme al Generale Luciano Garofano, già Comandante del Ris di Parma e Presidente dell’Accademia italiana di Scienze Forensi, ha presentato la relazione dal titolo “Fiction vs Science: il caso Yara Gambirasio”, un’analisi critica del contrasto tra verità processuale e narrazione mediatica nell’ambito di uno dei casi giudiziari italiani più significativi degli ultimi decenni.La presentazione, della durata di circa settanta minuti, ha affrontato il tema della distorsione sistematica delle prove forensi operata da una nota docuserie di una piattaforma streaming, analizzando le tecniche narrative utilizzate per trasformare un caso di successo della genetica forense in un presunto – e infondato – errore giudiziario.
I contenuti scientifici e giuridici
Il caso Yara Gambirasio rappresenta un modello di eccellenza investigativa a livello mondiale. In assenza di testimoni oculari, la scienza forense ha permesso di isolare il Dna dell’assassino dagli indumenti della vittima, caratterizzandolo con 51 marcatori genetici – ben oltre i 20 previsti dallo standard Codis statunitense – attraverso un’indagine genealogica senza precedenti che ha coinvolto oltre 20.000 campioni biologici.
La certezza statistica del match genetico è stata calcolata in 2,33 × 10⁻²⁷: una probabilità inferiore a quella di trovare un altro individuo con lo stesso profilo in tutta l’umanità mai esistita. A questo si aggiungono prove di natura botanica, telefonica, merceologica e informatica, tutte convergenti e validate da tre gradi di giudizio.
Gli obiettivi formativi
La presentazione ha avuto la funzione di illustrare come i documentari possano fuorviare la percezione pubblica dei fatti accertati in sede giudiziaria; evidenziare il pericolo di influenzare l’opinione pubblica – e potenziali giurati – attraverso informazioni distorte; distinguere tra legittimo dibattito scientifico e distorsione guidata da logiche di intrattenimento; rafforzare la responsabilità dei professionisti legali e scientifici nella difesa del metodo rigoroso.
La dichiarazione di Michele Vaira
“Aver presieduto la sessione di Jurisprudence e aver presentato, insieme al Generale Garofano, il nostro case break davanti a circa quattrocento studiosi provenienti da tutto il mondo rappresenta un’esperienza di straordinario valore scientifico e umano” – dichiara Vaira al termine dei lavori. “Sono profondamente grato al Generale Garofano per il privilegio di condividere ancora una volta il palco dell’Accademia americana: la sua autorevolezza e la sua esperienza nel campo delle scienze forensi costituiscono un patrimonio inestimabile per la comunità scientifica internazionale. È un onore rappresentare il mondo forense italiano in questo consesso, portando all’attenzione della comunità accademica un caso che dimostra come l’approfondimento rigoroso delle tecniche investigative sia essenziale per far emergere la verità scientifica nel processo penale. Solo attraverso il metodo scientifico e la sua corretta applicazione possiamo garantire che la giustizia si fondi su basi solide, impedendo che narrazioni distorte conducano a esiti processuali ingiusti o, al contrario, alimentino ingiustificati dubbi su condanne fondate su prove inoppugnabili”.













