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Home - “Non chiamateli scherzi”: al Liceo Lanza-Perugini di Foggia il volto oscuro del bullismo che può uccidere

“Non chiamateli scherzi”: al Liceo Lanza-Perugini di Foggia il volto oscuro del bullismo che può uccidere

Studenti a confronto con esperti e testimonianze dirette: “Non sono giochi, ma comportamenti che possono distruggere vite e configurare reati”

Di Antonella Soccio
6 Febbraio 2026
in Foggia, Immediato TV, Scuola e università
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Il bullismo e il cyberbullismo non sono semplici “dinamiche giovanili”, ma fenomeni complessi che possono configurarsi come veri e propri reati. Per il Liceo Lanza-Perugini di Foggia, come spiega dalla scuola la dirigente Mirella Coli, la formazione degli studenti passa inevitabilmente per la consapevolezza delle proprie azioni e delle loro conseguenze legali e sociali.

Un ricco parterre di ospiti si è confrontato questa mattina nell’Aula Magna del liceo del Palazzo degli Studi. L’incontro nasce per offrire agli alunni e alle alunne una bussola etica e giuridica alla luce delle Leggi 71/2017 e 70/2024, che regolano la responsabilità che ogni gesto, fisico o digitale, porta con sé. L’obiettivo è trasformare gli studenti da spettatori a cittadini attivi, capaci di riconoscere il pericolo e di scegliere sempre la cultura della legalità. Nel corso dell’incontro più di un ragazzo ha visto emergere l’amarezza di essere stato bersaglio dei bulli.

L’ex responsabile dell’ufficio minori della Questura di Foggia la dottoressa Alfonsina de Sario, oggi presidente provinciale Unicef, ha raccontato le tante storie che ha incrociato in 20 anni di carriera dedicati alle sofferenze giovanili.
Nonostante tutti i passi in avanti della società sul tema della sessualità, della parità, sulle differenze di genere e sulla lotta all’omofobia e transfobia da parte dei ragazzi a Foggia c’è ancora una forte cultura della violenza contro i fragili e gli esili. Persiste una volontà di attestare e affermare, dentro il branco, la propria virilità e mascolinità. Il bullismo tra i ragazzi spesso coincide con il desiderio di veder confermati i propri modelli machisti.

“Ricordo la storia di un ragazzo che veniva continuamente rincorso e deriso con violenza. Quando è stato accolto nell’ufficio minori, è diventato un fiume in piena, ci ha raccontato dei soprusi che subiva fin dalle elementari. Ma non diceva nulla per non perdere gli amici, perché era timido. Ha raccontato di tutto: un amico aveva dei preservativi e  minacciava di indossarlo e di stuprarlo. Questo era il gioco: lo rincorrevano sventolando i preservativi con la minaccia di stupro. Stava per buttarsi giù, ma per fortuna non lo ha fatto”.
La poliziotta ha evidenziato ai giovani studenti presenti che talvolta il bullismo può essere una reazione ad altre violenze a propria volta subite: le vittime sono intercambiabili.

“Non è semplice aiutare le persone – ha continuato la dirigente della Polizia -. Due ragazzi cugini di 11 anni hanno cominciato ad essere aggressivi e problematici, fino a quando sono arrivati a picchiare i bidelli, convocai le due mamme cognate abbandonate dai mariti, che alla morte della nonna dei bambini si erano trovate di fronte ad una situazione drammatica. Abbiamo scoperto che i due cugini venivano costantemente apostrofati come ricchioni e mezze femmine. Entrambi erano oggetto di attenzioni sessuali da due giovani del quartiere, un diciassettenne, in particolare, figlio di un boss locale, aveva costretto uno dei due cugini a praticargli del sesso orale. Questi ragazzini non erano violenti, ma aggressivi usavano l’aggressività come difesa. Quindi segnaliamo, ma non giudichiamo, aiutiamo. Il bullismo potrebbe essere l’anticamera di un profilo criminale. Dietro un bullo ci sempre altri problemi. Difficilmente il primo della classe diventa un bullo”.
Lo studente Vito Marinaccio in un video molto toccante e pieno di verità ha raccontato la sua esperienza di vittima di bullismo. In piscina aveva subito attenzioni sessuali ed era stato obbligato a simulare gli atti e le performance di uno strip club.

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Tags: BullismoCyberbullismoeducazioneFoggiaGiovanilegalitàLiceo Lanza-PeruginiQuestura di FoggiascuolaUnicef
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