Ha creato uno dei tormentoni più iconici della televisione italiana, un marchio che ancora oggi lo identifica senza bisogno di presentazioni. Eppure Pino Campagna, foggiano doc, oggi guarda a quel passato con orgoglio ma anche con una punta di amarezza. In una lunga intervista rilasciata a Fanpage, il comico ripercorre la sua carriera, dagli esordi fino al successo clamoroso di Zelig, senza nascondere il dolore per l’esclusione dalle celebrazioni dei trent’anni dello storico programma.
“Quel ‘Ci sei? Ce la fai? Sei connesso?’ mi accompagnerà per sempre, ma oggi andrebbe cambiato”, dice Campagna. “Non essere stato richiamato a Zelig per l’anniversario mi ha fatto davvero male”. Una ferita ancora aperta per chi, dal 2003, ha contribuito in modo decisivo a costruire l’identità del programma, portando in scena personaggi diventati cult e registrando ascolti record.
Dalla fabbrica al cabaret, passando per la musica folk
Diplomato all’istituto industriale, Campagna racconta a Fanpage che la sua vocazione artistica nacque quasi per gioco. “Imitavo i professori, facevo il verso a tutti”. Parallelamente al lavoro in fabbrica, iniziò a esibirsi con un repertorio musicale umoristico, reinterpretando in dialetto foggiano i grandi della musica internazionale: dai Beatles a Freddie Mercury, fino a Bob Dylan. Un bagaglio artistico che ancora oggi riaffiora nei suoi spettacoli dal vivo.
Il trasferimento a Roma segnò la svolta. Entrò nella compagnia stabile “Al Fellini”, debuttò in tv con D.O.C. di Gegè Telesforo e partecipò alla prima edizione televisiva de La Corrida. Poi arrivò Gran Premio con Pippo Baudo, che Campagna definisce senza esitazioni “il mio scopritore ufficiale”.
Il boom con “La sai l’ultima?” e l’età dell’oro di Zelig
La consacrazione arrivò negli anni Novanta con La sai l’ultima?, dove Campagna fu spesso ospite fisso, e poi con il passaggio a Zelig. “Eravamo la Champions League della comicità”, racconta. Ascolti sopra i dieci milioni di spettatori, tournée affollate, piazze piene. “Quando andavo in scena sembrava Robbie Williams”, dice sorridendo.
Il personaggio del “papi ultrà” nacque osservando i figli e il loro linguaggio. “Da lì costruimmo più di cento sketch, subito sposati da Gino e Michele”. Un successo che aprì le porte a pubblicità, libri, conduzioni televisive, fino alla partecipazione a Striscia la Notizia e allo storico incontro con Silvio Berlusconi, che divenne uno dei momenti televisivi più iconici di quegli anni.
L’esclusione e l’amarezza
Oggi però resta l’amaro in bocca. Campagna non si spiega perché lui, come altri colleghi storici, sia rimasto fuori dalle celebrazioni di Zelig. “È come se mi avessero messo al mondo e poi abbandonato in autostrada”, dice a Fanpage. E ammette che probabilmente hanno pesato alcune sue dichiarazioni del 2011, quando parlò di un sistema che “ti spreme e poi ti abbandona”.
Nonostante questo, Campagna non rinnega nulla. “Quegli anni sono tatuati nell’anima”. E rivendica una scelta precisa: non aver mai accettato proposte alternative come Colorado o Made in Sud. “Sarebbe stato come vedere Del Piero togliersi la maglia della Juventus per passare al Torino”.
Uno sguardo critico sulla tv di oggi
La televisione attuale non lo attrae più. “Vogliono solo farti piangere, iniettano ansia nelle vene”. Ha rifiutato reality e format che avrebbero richiesto di mettere in piazza la sua vita privata. Guarda con curiosità, ma anche distanza, alla stand-up comedy contemporanea: “Un linguaggio più aggressivo, diverso dal nostro. Qualcuno mi piace, come Max Angioni, ma è un’altra epoca”.
Resta un rimpianto: un film mai realizzato, Natale a Cerignola, che avrebbe voluto girare con Carlo Verdone. “Sarebbe stata la ciliegina sulla torta”.
Nel corso dell’intervista, Campagna non risparmia neppure un riferimento ai suoi concittadini Pio e Amedeo, ai quali riconosce il successo, ma ricordando che “chi arriva dopo dovrebbe sempre portare rispetto a chi ha aperto la strada”.
E infine il saluto a chi considera un maestro assoluto: Giancarlo Bozzo, l’inventore di Zelig. “Un mostro di intelligenza. Ciao Zelig, ti amo”.
Una carriera vissuta tutta d’un fiato, tra successi clamorosi, scelte orgogliose e qualche ferita che brucia ancora. Ma con una certezza incrollabile: “La celebrità l’ho avuta. E non me la toglie nessuno”.












