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Home - Foggia, Enrico Infante nuovo procuratore capo: “La legge è la nostra unica guida, no all’uomo solo al comando”

Foggia, Enrico Infante nuovo procuratore capo: “La legge è la nostra unica guida, no all’uomo solo al comando”

Centrale il rispetto della Costituzione e il lavoro di squadra: nel discorso di insediamento il magistrato delinea le priorità per il contrasto all’illegalità e rifiuta modelli personalistici nella guida dell’ufficio

Di Francesco Pesante
19 Dicembre 2025
in Cronaca, Foggia, Immediato TV
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Foggia ha un nuovo procuratore capo, Enrico Giacomo Infante, 52 anni che nel suo discorso di insediamento ha delineato una visione chiara per l’ufficio, ponendo al centro la legge e la Costituzione e rifiutando il modello del leader carismatico. Infante, foggiano e magistrato in questo ufficio dal 2003, ha sottolineato la sua profonda conoscenza del territorio e l’impegno personale che lo lega alla città .
Il neo procuratore ha esordito affermando di non credere nel modello dell'”uomo solo al comando” per la dirigenza degli uffici giudiziari, né in figure di “innovatore visionario” o “imprenditore che tutto abbatte e riformula”. La sua filosofia si fonda sulla certezza che le risposte per l’azione di un ufficio giudiziario siano già delineate: “Il che fare ce lo dice la legge, la legge sostanziale penale. Il come farlo ce lo dice la legge processuale penale. Il perché farlo ce lo dice la Costituzione”. Per Infante, lo Stato di diritto esiste “quando il Rex è la Lex e null’altro”, e il compito del dirigente è coordinare al meglio le risorse per realizzare i fini che l’ordinamento assegna, senza “impronta singolare” o “direzione solipsistica” .

Infante ha riconosciuto il lavoro dei suoi predecessori, citando figure come Alessandro Galli, Vincenzo Russo, Francesca Pirrelli, Ludovico Vaccaro, Leonardo De Castris e Silvio Guarriello, e ha ringraziato i dirigenti della DDA di Bari, Roberto Rossi e della Procura della Bat, Renato Nitti. Ha evidenziato come il compito della procura sia in continua evoluzione, adattandosi ai cambiamenti di tempi, risorse e territori, e alla “sfida della criminalità, ma più in generale della illegalità”, che include competenze civilistiche in ambito societario e fallimentare.
Le priorità delineate per il contrasto all’illegalità nel territorio foggiano includono la criminalità organizzata, con un rafforzamento della collaborazione con la DDA di Bari e la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Sarà data battaglia alla criminalità predatoria, alla violenza di genere, alle “patologie nella vita d’impresa” come i reati fallimentari e l’usura, e si lavorerà per estromettere dal mercato le “mele marce” delle imprese dissestate. Non mancherà l’impegno contro l’urbanizzazione selvaggia e lo scempio ambientale, e il malaffare amministrativo, per riaffermare il controllo di legalità e contrastare gli abusi di potere.

Il procuratore ha ribadito che questo lavoro non sarà svolto in isolamento, ma attraverso un dialogo e confronto costante con tutti i “player istituzionali associativi”, incluse le Camere Penali, l’Ordine degli Avvocati, l’Università, le pubbliche amministrazioni e la società civile.
Infine, Infante ha toccato il tema delle “inquietudini” che animano il mondo dei giuristi riguardo al futuro dello stato di diritto e a possibili “modifiche radicali” del potere giudiziario (riferimento nemmeno troppo velato al referendum sulla separazione delle carriere). Citando il giurista Otto Mayer, ha ricordato la resilienza del diritto amministrativo rispetto ai mutamenti costituzionali, e ha garantito ai magistrati l’autonomia e l’indipendenza per i prossimi anni di mandato. L’invito finale è alla “massima collaborazione, spirito di reazione alla legalità, denunce, mobilitazione sociale”, perché “le Istituzioni ci sono, è importante che ci siamo tutti assieme, istituzioni e società civile”.

Ai microfoni de l’Immediato non ha nascosto la sua emozione: “Come è facile immaginare l’emozione è tanta ma c’è anche la consapevolezza che dedicherò tutto me stesso”. Poi sulle difficoltà di ricoprire un incarico del genere nella sua terra ha risposto: “Ci sono pregi e difetti nel dirigere un ufficio giudiziario dove si è nati e vissuti. Ci sono esempi grandissimi a cui non siamo paragonabili come Falcone, Borsellino e Livatino ma qui c’è stato uno come Vaccaro, il mio predecessore, un foggiano doc che è stato un grande procuratore”. Infine l’appello a tutto il territorio: “Noi ci siamo, l’invito ai cittadini è alla massima collaborazione e alla mobilitazione sociale. Bisogna avere il coraggio di denunciare. Non siamo all’anno zero, tanto si è fatto, dobbiamo proseguire su questa strada”.

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Tags: criminalità organizzataEnrico InfanteFoggiaGiustizialegalitàmagistraturaProcura della Repubblica
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